
Con questa convinzione e con il più generale intento di promuovere una corretta e feconda relazione dialettica tra Scienza, Filosofia e Teologia, Rafael Martinez, docente di Filosofia della Scienza presso
Punto nodale di tutta la questione è l’ Uomo: sul mistero della sua origine, sul suo senso e sul suo destino hanno dibattuto nel corso dei secoli pensatori, scienziati, filosofi e teologi avendo sì approcci epistemologici diversi, ma sempre lo stesso soggetto d’indagine.
Ancora oggi la domanda sull’origine dell’uomo sembra non aver trovato un punto d’incontro tra le varie discipline chiamate in causa, palesando spesso una netta contrapposizione tra Scienza e Fede e citando come esempio di tale scissione la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.
Prima di affrontare le argomentazioni del prof. Martinez, atte a dimostrare la possibilità di mediazione e dialogo tra Scienza e Fede, e quindi tra esse e la filosofia, mi sembra doveroso andare a ricercare le cause di tale scissione proprio attraverso alcuni tratti bibliografici del padre di quella che può essere definita tra le più grandi rivoluzioni intellettuali di ogni tempo: Charles Darwin.
La maggior parte di ciò che sappiamo di lui proviene dalla sua autobiografia, un insieme di ricordi scritti per i figli e i nipoti.
Appena diciassettenne il giovane Darwin, nato nel
Si è molto dibattuto sul quando e sul come Darwin sia diventato evoluzionista. Dal momento che molti sostengono che per passare da una rigorosa credenza nella creazione a quella nell’evoluzione è necessario un riorientamento concettuale, e dunque ideologico, è necessario prendere in considerazione l’atteggiamento di Darwin nei confronti del cristianesimo. È evidente che la formazione di Darwin fu di tipo ortodosso. Prima di recarsi a Cambridge per studiare teologia, lesse un considerevole numero di trattati teologici: “Poiché non nutrivo il benché minimo dubbio sulla completa e letterale verità di ogni parola della Bibbia, mi convinsi presto che il credo (della nostra Chiesa anglicana) doveva essere accettato senza riserve”. Lo stesso ci ricorda ancora: “Ero di un’ortodossia perfetta e ricordo che parecchi ufficiali, nonostante fossero anch’essi credenti, mi derisero perché facevo appello alla Bibbia come a un autorità inconfutabile su certe questioni morali.” È implicito che la sua ortodossia includesse una credenza in un mondo creato ed abitato da specie costanti.
Darwin abbandonò la fede nel corso dei due anni successivi al suo ritorno in Inghilterra. Ciò fu in parte determinato da un atteggiamento più critico nei confronti della Bibbia (soprattutto del Vecchio Testamento) e in parte dalla sua scoperta della fallacia delle argomentazioni circa l’esistenza di un progetto. Infatti, quando Darwin ebbe trovato un meccanismo – la selezione naturale – che poteva spiegare l’evoluzione graduale dell’adattamento e la diversità, non ebbe più bisogno di credere in un “orologiaio” soprannaturale. Si dichiarò quindi agnostico.
È dunque dall’incapacità della mente umana di spiegare con la ragione il mistero del creato che il naturalista inglese prende le distanze dal credo religioso ed è per tale difficoltà che nel corso dei secoli la teoria evoluzionistica non ha trovato facile approdo nella religione cristiana.
In realtà,
Una dimensione importante da considerare, nel cercare di comprendere l’origine dell’uomo e la sua probabile evoluzione, è la storicità. L’uomo, infatti, vive immerso nella storia, nello spazio e nel tempo; dimensioni che per molti secoli sono state considerate categorie fisse e immutabili; una visione, dunque, fissista. Con Darwin si è passati, invece, ad una cosmo-visione evolutiva, poiché egli si rende conto che la storia del mondo è dinamica, frutto di lunghi processi di trasformazione.
Al di là degli estremismi e delle pure e semplici fantateorie che poco sanno di scientifico e razionale credo, come anche molti teologi e pensatori cristiani, che si possa considerare la possibilità di accettare la teoria dell’evoluzione compatibilmente al dato di fede e alla Rivelazione. È necessario, però, evitare di creare confusione di ambiti e scadere in un eccessivo concordismo o in un inutile disaccordo radicale. È necessaria, dunque, una mediazione filosofica.
L’evoluzione, infatti, come ogni altra teoria scientifica, cerca di scoprire, ricostruire e spiegare razionalmente i processi che hanno dato origine alle diverse specie e non ultimo all’uomo. La fede, dal canto suo, si pone su un livello più alto, avendo come obiettivo principale e peculiare quello di far emergere il senso più profondo e il valore delle opere del creato quali risultati dell’amore di Dio.
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Rocco Rao
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Titolo testo di riferimento: L’origine dell’uomo. Scienza, filosofia e fede
Autore: Rafael A. Martinez, in M. Mantovani - M. Amerise (a cura di), Fede, cultura e scienza. Discipline in dialogo, Libreria editrice Vaticana, Città del Vaticano 2008, pp. 134-148