
Senza radice il male cresce
Senza alcun perché
È solo l’inizio o la fine della storia
Inizia così
In un processo
Ricardo Klement vive alla periferia di Buenos Aires
Lavora
Torna a casa
Per dieci anni continua la vita che altri non hanno più
Una sera non rientra
Riappare in Israele
In un tribunale
Imputato
Il suo vero nome : Adolf Otto Eichmann
Eichmann è il responsabile della sezione IV-b-4 competente per gli affari ebraici dell’Rsha o Reichssicherheitshauptamt (ufficio centrale per la sicurezza del Reich) uno degli otto Hauptämer (dipartimenti) in cui si suddividevano le SS creato da Reynard Heydrich su ordine di Himmler attraverso l'unificazione del sicherheitsdienst della gestapo e della reichskriminalpolizei
Lo schema
ufficio B4 Amt.
IV B - Sekten
IV B 1 - Politischer Katholizismus
IV B 2 - Politischer Protestantismus, Sekten
IV B 3 - Sonstige Kirchen, Freimaurerei
IV B 4 - Judenangelegenheiten, Räumungsangelegenheiten
La morte è burocratica
Banalmente ordinata
Ostinata
Perpetua
Da qui Eichmann dirige la morte
È un direttore d’orchestra
Riempie i ghetti
Li svuota
Li trasferisce all’est
Attua la soluzione finale
La soluzione banale
È un efficiente oscuro burocrate senza nessuna radice non ha terra da cui attingere vita nessun valore
Lavora
Come in un ufficio qualunque
L’assassinio diretto da una scrivania
il prodotto finale del suo lavoro è cenere
l’ufficio IV-B-4 progetta e coordina ogni operazione di rastrellamento, concentramento e trasporto degli ebrei europei
uccide
da lontano
le luci si spengono
ci sono i saluti
“ci si vede domani alle otto più o meno
mi raccomando, puntuali.”
ci sono i morti
“i morti?”
Quelli non ci sono più
Domani ce ne saranno altri
Carmine Vitale, Scritto ultimato per filosofipercaso il 24 febbraio 2009

Una via d’uscita anche secondaria
Con lo stesso forcipe venimmo alla luce
Tu ed io
Anni e luce di distanza
Annientati dal tempo
Costretti in un corpo
Come le formiche
La stessa aria respirammo
Di una irrazionale frontiera
Permeabile come solo le cose umane
O un bagaglio perso in una catasta
La lingua imposta dal luogo
Palatale o gutturale
Ma sempre umana meno animale
Come del resto il cuore
Io scampato al pogrom
Tu nel cerchio di fuoco
Preda di una freccia nera
Hai ballato la danza del sole
La stessa speranza ridotta in brandelli
La stessa terra di Ulrike
La stessa terra ostricata
La stessa striscia di sole
Lunga fin qui al sud
Ti fu vietato il fruscio del vento
Di mettere le ali
Di essere piccolo
Ho visto alberi crescere
Gli stessi alberi mi vedranno andare
I numeri primi so contare
Il tuo nome leggere
Ricevere una sorpresa
Indossare un vestito
Respirare la luce
Scampare la morte
Piantare i gerani al balcone
Carmine Vitale, 1998/2008

Quelli che bruciano sono persone
Quelli che emergono sono persone
La banalità del male 2
Da Birkenau a Srebrenica
Etty Hillesum esce dal camino
Come una nuvola bianca
Indifferenti come morti vivi gli altri mangiano
Le sentinelle osservano il quotidiano ripetersi delle stesse scene semplicemente ordinarie infette di vita stessa
Ferida Osmanovic pende dall’albero come una mela
Sulla sua tomba comparirà una scritta:sconosciuta
La più banale
La più dolorosa
La sua camicetta rossa è la stessa nuvola trasportata da Birkenau lo stesso putridume di ossa umane che la terra rende come un banco dei pegni era sfuggita ma aveva ancora un’anima
Stermini di massa come macelli per carnai
Il lager di Auschwitz_Birkenau è il compendio tecnico per le uccisioni di massa l’università del male assoluto
Lo diventa nel 1943 dopo l’abbandono di Belzec e le interruzioni nei campi di Sobibor di Treblinka di Chelmno e di Majdanek
Si perfeziona la banalità dell’uccisore si regolamenta l’entrata in treno e l’uscita per il camino dopo una fugace selezione operata sulla rampa dai cosiddetti medici
11 luglio 1995 appena cinquant’anni dopo nel cuore dell’Europa la terra accoglie di nuovo i corpi della banalità del male oltre ottomila persone dai 14 ai 70 anni trovano sepoltura fugace ignobile nella nostra fossa comune Srebrenica il cuore nero della coscienza
Il massacro avviene sotto gli occhi delle truppe dell'ONU. La popolazione banalmente si fidava
Banalmente viene massacrata
Si applica la teoria che si insegnava ad Auschwitz
La pratica è circostanziata degna del miglior allievo
Si eseguono le direttive
Ad Auschwitz si esce dal camino
A Srebrenica si entra nella terra
In maniera banale logica mortale
Sotto gli occhi del mondo
Tra una pubblicità e l’altra
Come se il cuore fosse animale
Come se l’uccidere è parte del cuore stesso
Si seppellisce l’ultimo rantolo
Si trasforma in cenere quel che prima era essere
Si annienta una generazione
Si infliggono ferite indicibili
Si raggiunge l’apice
Diventa banalità assoluta
La soluzione finale a Birkenau è fumo dal camino
A Srebenica è concime del passato
Noi siamo ancora qui
In attesa di risposta
I morti quelli, non ci sono più, ancora una volta
2009
Bibliografia essenziale
Etty Hillesum diario 1941 1943 Adelphi
Sibille Steinbacher Auschwitz la città, il lager, Einaudi
Gerald Reitlinger, La soluzione finale il saggiatore
Archivio storico corriere.it
Carmine Vitale
Scritto ultimato per Filosofipercaso il 2 febbraio 2009
*****
Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale
Di uno specchio che non mi ridà gli occhi
Di un vespro che non ritorna luce
Di acque scure di colore
Di come ridono le stelle
Come se il mondo potesse aprirsi
Di come il mondo stesso finirà
Di come i fiumi si riformeranno
Del vento che soffierà sulle girandole
Dell’onore e delle croci conficcate sempre più giù
Cosi ho provato
A prendere parole prima dell’addio
Come un debito verso un usuraio
In modo selvatico assoluto
Come le foglie morte imbronciate
Calde prima di appassire
E non ho più visto le cose
Come sono una alla volta
Come una leonessa senza branco

Un tronco senza braccia
Un errore senza speranza
Herpes zoster e materia
Cadono gli alberi come gli uomini e le donne
Il martedì dopo il lunedì
Il lupo dopo l’agnello
Il cordone ombelicale dopo la nascita
I raggi spenti del sole dopo la sera
Gli operai e gli amori dalle impalcature
La vita divora ciò che viene
Un ospite dopo l’altro
Le mura divorate dalle bombe
Come macchie di varicella
Forse giovedì sarà diverso
Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale
Delle iniziali nel nome di Dio
Di come mettere i fiori in un angolo e i fantasmi in un altro
Oltre misura come l’ombra avanza il tempo
Arde una stella incisa sulla pelle come la rinuncia
Gli occhi si chiudono per guardare il nostro raccolto

Bei tempi
È il titolo freddo quasi innocente che reca la pagina di un album fotografico appartenuto a Kurt Franz cuoco assurto a rango di vicecomandante di Treblinka alle dipendenze del capo Franz Stangl già comandante a Sobibor
Bei tempi sembra essere il manifesto della banalità rappresentativa di un qualunque sguardo ma profondamente avvicina il male fino ad infestare altre vite quelle degli altri dei subumani musselmann dei senza ritorno del fumo dei camini
Himmelstrasse la strada per il cielo
Soluzione finale
Trattamento speciale
Voci di un linguaggio ordinario palesemente acquisito da tutti i ranghi fatto proprio in ogni ordine e grado
Si parte da questo, da queste parole come una tabella di marcia di un treno apparentemente ordinaria con tariffe chilometraggio percorso andata ritorno vuoto
Tabella di marcia numero 587
Dal numero si ha l’idea del numeroso traffico
Sotto la scritta nur fùr den dienstgebrauch riservato all’uso interno
Il che è molto in basso nella scala del segreto
E che su tutti i documenti riguardanti i treni della morte non ci sia la parola gehei m/segreto può apparire sorprendente
Ma non lo è
È ordinariamente predisposto
Fa
Attua
Dispone
Ordinaria amministrazione mortuaria
Sul ritorno è scritto ancora parole parole vuote ruckleitung des leerzuges ritorno del treno vuoto
E se si pensa alle tratte e alle stazioni che dovevano in media percorrere questi mezzi di morte è impressionante contare il numero di chi era a conoscenza
Qui nasce la banalità
L’abitudine
Al traffico della morte
Il treno parte il 30 settembre 1942 alle 04.18 lascia il ghetto
È diretto a Treblinka
Vi arriva il mattino seguente alle 11.24
50 g cinquanta vagoni di ossa umane pelli già raffreddate cuori che non battono già più
Ore 15.59
Riparte
Vuoto
Arriva a Czestochowa
Riparte alle tre di notte
Lo stesso treno
La stessa morte
Binaria
Un’unica tabella di marcia
Diecimila morti
Questo documento è stato tra le mani del burocrate di turno
È tutto ciò che rimane
Della banalità
I morti,quelli non ci sono più
Carmine Vitale
Bibliografia essenziale
Shoah C. Lanzmann – Bompiani
Lo sterminio degli ebrei d’Europa, R. Hilberg Einaudi
In quelle tenebre, G. Sereny – Adelphi
***

K Z
Non conosco
Né posso ricordare i racconti
Che non ho vissuto
Benvenuti
Comunque
In questi campi d'erba rossa
Fin dove l'occhio può vedere
Gli alberi sono immemori
I legni intrisi di speranza
Le noci nascondono rubini
Una riunione interrotta
Quale parte d'isola accettare
Con un'espressiva libertà
Posso non lasciare aperto
Il cancello della memoria?
Ogni tessuto
Ha l'odore del fiume
E della brace ammuffita
Qualcuno ha detto che i poeti
Non dormono mai
Altri dicono che salvarsi
Non sempre è opportuno
Vorrei vedere loro
Correre più veloci
Delle urla
Quanti sorrisi mai espressi
Ci sono voluti per farlo
Come coprire il rumore
Dei barattoli di latta
Nessun luogo
Ha il potere di salvare il mondo
Quanti ne hanno scritto
Quanti ne hanno parlato
La pioggia si è fermata
Qui dove s'illudevano
Di pianificare i sogni
Anche quelli che
Con le mani sporche
Hanno scritto
Il lavoro rende liberi
Raccogliendo le ultime lettere
Che stavano cadendo dal cielo
carmine vitale 1997