lunedì, 02 marzo 2009

Riflessione n. 47 - La banalitĂ  del male 3 - I burocrati del male

 Un lavoro d’ufficio

 lavagna banalmente burocratica

 

 

Senza radice il male cresce

 

Senza alcun perché

 

È solo l’inizio o la fine della storia

 

Inizia così

 

In un processo

 

 

Ricardo Klement vive alla periferia di Buenos Aires

 

Lavora

 

Torna a casa

 

Per dieci anni continua la vita che altri non hanno più

 

Una sera non rientra

 

Riappare in Israele

 

In un tribunale

 

Imputato

 

Il suo vero nome : Adolf Otto Eichmann

 

 

 

 

 

 

Eichmann  è il responsabile della sezione IV-b-4 competente per gli affari ebraici dell’Rsha  o Reichssicherheitshauptamt (ufficio centrale per la sicurezza del Reich)  uno degli otto Hauptämer (dipartimenti) in cui si suddividevano le SS  creato da  Reynard Heydrich su ordine di Himmler attraverso l'unificazione del sicherheitsdienst della gestapo e della reichskriminalpolizei

 

  

 

Lo schema

 

                                                     ufficio B4  Amt.

                                          IV B - Sekten

    

     IV B 1 - Politischer Katholizismus

     IV B 2 - Politischer Protestantismus, Sekten

IV B 3 - Sonstige Kirchen, Freimaurerei

IV B 4 - Judenangelegenheiten, Räumungsangelegenheiten

 

 

     La morte è burocratica

      Banalmente ordinata

     Ostinata

     Perpetua

 

Da qui Eichmann dirige la morte

È  un direttore d’orchestra

Riempie i ghetti

Li svuota

Li trasferisce all’est

Attua la soluzione finale

La soluzione banale

È un efficiente oscuro burocrate  senza nessuna radice  non ha terra da cui attingere vita nessun valore

 

Lavora

Come in un ufficio qualunque

L’assassinio diretto da una scrivania

il prodotto finale del suo lavoro è cenere

 

 l’ufficio IV-B-4 progetta e coordina ogni operazione di rastrellamento, concentramento e trasporto degli ebrei europei

 

uccide

da lontano

 

le luci si spengono

ci sono i saluti

“ci si vede domani alle otto più o meno

mi raccomando, puntuali.”

ci sono i morti

“i morti?”

Quelli non ci sono più

Domani ce ne saranno altri

 

Carmine Vitale, Scritto ultimato per filosofipercaso il 24 febbraio 2009

 

 scrivere_la_morte

 

 

Una via d’uscita anche secondaria

 

 

 

 

Con lo stesso forcipe venimmo alla luce

Tu ed io

Anni e luce di distanza

Annientati dal tempo

Costretti in un corpo

Come le formiche

 

La stessa aria respirammo

Di una irrazionale frontiera

Permeabile come solo le cose umane

O un bagaglio perso in una catasta

 

La lingua imposta dal luogo

Palatale o gutturale

Ma sempre umana meno animale

Come del resto il cuore

 

Io scampato al pogrom

Tu nel cerchio di fuoco

Preda di una freccia nera

Hai ballato la danza del sole

La stessa speranza ridotta in brandelli

La stessa terra di Ulrike

La stessa terra ostricata

La stessa striscia di sole

Lunga fin qui al sud

 

Ti fu vietato il fruscio del vento

Di mettere le ali

Di essere piccolo

 

Ho visto alberi crescere

Gli stessi alberi mi vedranno andare

I numeri primi so contare

Il tuo nome leggere

Ricevere una sorpresa

Indossare un vestito

Respirare la luce

Scampare la morte

Piantare i gerani al balcone

 

 

Carmine Vitale, 1998/2008

giovedì, 05 febbraio 2009

Riflessione n. 41 - La banalitĂ  del male 2: da Birkenau a Srebrenica

auschwitz

Quelli che bruciano sono persone

Quelli che emergono sono persone

 

La banalità del male 2

Da Birkenau a Srebrenica

 

Etty Hillesum esce dal camino

Come una nuvola bianca

Indifferenti come morti vivi gli altri mangiano

Le sentinelle osservano il quotidiano ripetersi delle stesse scene semplicemente ordinarie infette di vita stessa

Ferida Osmanovic  pende dall’albero come una mela

Sulla sua tomba comparirà una scritta:sconosciuta

La più banale

La più dolorosa

La sua camicetta rossa è la stessa nuvola trasportata da Birkenau lo stesso putridume di ossa umane che la terra rende come un banco dei pegni  era sfuggita ma aveva ancora un’anima

Stermini di massa come macelli per carnai

Il lager di Auschwitz_Birkenau è il compendio tecnico per le uccisioni di massa l’università del male assoluto

Lo diventa nel 1943 dopo l’abbandono di Belzec e le interruzioni nei campi di Sobibor di Treblinka di Chelmno e di Majdanek

Si perfeziona la banalità dell’uccisore si regolamenta l’entrata in treno e l’uscita per il camino dopo una fugace selezione operata sulla rampa dai cosiddetti medici

11 luglio 1995 appena cinquant’anni dopo nel cuore dell’Europa la terra accoglie di nuovo i corpi della banalità del male oltre ottomila persone dai 14 ai 70 anni trovano sepoltura fugace ignobile nella nostra fossa comune Srebrenica il cuore nero della coscienza

Il massacro avviene sotto gli occhi delle truppe dell'ONU. La popolazione banalmente si fidava

Banalmente viene massacrata

Si applica la teoria che si insegnava ad Auschwitz

La pratica è circostanziata degna del miglior allievo

Si eseguono le direttive

Ad Auschwitz si esce dal camino

A Srebrenica si entra nella terra

In maniera banale logica mortale

Sotto gli occhi del mondo

Tra una pubblicità e l’altra

Come se il cuore fosse animale

Come se l’uccidere è parte del cuore stesso

Si seppellisce l’ultimo rantolo

Si trasforma in cenere quel che prima era essere

Si annienta una generazione

Si infliggono ferite indicibili

Si raggiunge l’apice

Diventa banalità assoluta

La soluzione finale a Birkenau è fumo dal camino

A Srebenica è concime del passato

Noi siamo ancora qui

In attesa di risposta

I morti quelli, non ci sono più, ancora una volta

2009

 

Bibliografia essenziale

Etty Hillesum diario 1941 1943 Adelphi

Sibille Steinbacher Auschwitz la città, il lager, Einaudi

Gerald Reitlinger, La soluzione finale il saggiatore

Archivio storico corriere.it

 

Carmine Vitale

Scritto ultimato  per Filosofipercaso il 2 febbraio 2009

 

*****

 

Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale

Di uno specchio che non mi ridà gli occhi

Di un vespro che non ritorna luce

Di acque scure di colore

Di come ridono le stelle

 

Come se il mondo potesse aprirsi

Di come il mondo stesso finirà

Di come i fiumi si riformeranno

Del vento che soffierà sulle girandole

Dell’onore e delle croci conficcate sempre più giù

 

 

Cosi ho provato

A prendere parole prima dell’addio

Come un debito verso un usuraio

In modo selvatico assoluto

Come le foglie morte imbronciate

Calde prima di appassire

 

 

E non ho più visto le cose

Come sono  una alla volta

Come una leonessa senza branco

 

sre2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                               

Un tronco senza braccia

Un errore senza speranza

Herpes zoster e materia

 

Cadono gli alberi come gli uomini e le donne

Il martedì dopo il lunedì

Il lupo dopo l’agnello

Il cordone ombelicale dopo la nascita

I raggi spenti del sole dopo la sera

Gli operai e gli amori dalle impalcature

 

La vita divora ciò che viene

Un ospite dopo l’altro

Le mura divorate dalle bombe

Come macchie di varicella

Forse giovedì sarà diverso

 

Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale

Delle iniziali nel nome di Dio

Di come mettere i fiori in un angolo e i fantasmi in un altro

Oltre misura come l’ombra avanza il tempo

Arde una stella incisa sulla pelle come la rinuncia

Gli occhi si chiudono per guardare il nostro raccolto

 

 

 Carmine Vitale

sabato, 10 gennaio 2009

Riflessione n. 33 - [partendo dalla poesia] Bei tempi - KZ

Treblinka

Bei tempi

È il titolo freddo quasi innocente che reca la pagina di un album fotografico appartenuto a Kurt Franz cuoco assurto a rango di vicecomandante di Treblinka alle dipendenze del capo Franz Stangl già comandante a Sobibor
Bei tempi sembra essere il manifesto della banalità rappresentativa di un qualunque sguardo ma profondamente avvicina il male fino ad infestare altre vite quelle degli altri dei subumani musselmann dei senza ritorno del fumo dei camini
Himmelstrasse la strada per il cielo
Soluzione finale
Trattamento speciale
Voci di un linguaggio ordinario palesemente acquisito da tutti i ranghi fatto proprio in ogni ordine e grado
Si parte da questo, da queste parole come una tabella di marcia di un treno apparentemente ordinaria con tariffe chilometraggio percorso andata ritorno vuoto
Tabella di marcia numero 587
Dal numero si ha l’idea del numeroso traffico
Sotto la scritta nur fùr den dienstgebrauch riservato all’uso interno
Il che è molto in basso nella scala del segreto
E che su tutti i documenti riguardanti i treni della morte non ci sia la parola gehei m/segreto può apparire sorprendente
Ma non lo è
È ordinariamente predisposto
Fa
Attua
Dispone
Ordinaria amministrazione mortuaria

Sul ritorno è scritto ancora parole parole vuote ruckleitung des leerzuges ritorno del treno vuoto
E se si pensa alle tratte e alle stazioni che dovevano in media percorrere questi mezzi di morte è impressionante contare il numero di chi era a conoscenza
Qui nasce la banalità
L’abitudine
Al traffico della morte
Il treno parte il 30 settembre 1942 alle 04.18 lascia il ghetto
È diretto a Treblinka
Vi arriva il mattino seguente alle 11.24
50 g cinquanta vagoni di ossa umane pelli già raffreddate cuori che non battono già più

Ore 15.59
Riparte
Vuoto
Arriva a Czestochowa
Riparte alle tre di notte
Lo stesso treno
La stessa morte
Binaria
Un’unica tabella di marcia
Diecimila morti
Questo documento è stato tra le mani del burocrate di turno
È tutto ciò che rimane
Della banalità
I morti,quelli non ci sono più

Carmine Vitale


Bibliografia essenziale
Shoah C. Lanzmann – Bompiani
Lo sterminio degli ebrei d’Europa, R. Hilberg Einaudi
In quelle tenebre, G. Sereny – Adelphi

 

***

KZ_Mauthausen

K Z


Non conosco

Né posso ricordare i racconti

Che non ho vissuto

Benvenuti

Comunque

In questi campi d'erba rossa

Fin dove l'occhio può vedere

Gli alberi sono immemori

I legni intrisi di speranza

Le noci nascondono rubini

Una riunione interrotta

Quale parte d'isola accettare

Con un'espressiva libertà

Posso non lasciare aperto

Il cancello della memoria?

Ogni tessuto

Ha l'odore del fiume

E della brace ammuffita

Qualcuno ha detto che i poeti

Non dormono mai

Altri dicono che salvarsi

Non sempre è opportuno

Vorrei vedere loro

Correre più veloci

Delle urla

Quanti sorrisi mai espressi

Ci sono voluti per farlo

Come coprire il rumore

Dei barattoli di latta

Nessun luogo

Ha il potere di salvare il mondo

Quanti ne hanno scritto

Quanti ne hanno parlato

La pioggia si è fermata

Qui dove s'illudevano

Di pianificare i sogni

Anche quelli che

Con le mani sporche

Hanno scritto

Il lavoro rende liberi

Raccogliendo le ultime lettere

Che stavano cadendo dal cielo


carmine vitale 1997

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Utente: AntoNatGiu


Nome: Casual Mente Filo SofiAmo .....*diversamente mis/credenti*


Amministratori:

Antonella Foderaro

***

Collaborano:

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