

La cosa più strana di un essere umano è la sua esistenza H. Kudszus
Non riesco ad immaginare una vita senza domande di senso eppure mi accorgo che la maggior parte delle persone non se ne pone e prosegue beatamente la propria esistenza nella più supina ignoranza.
Chi sono, da dove vengo, che senso ha la mia vita?
Non c’è tempo per porsi simili interrogativi e seppure lo si avesse è meglio impiegarlo in qualcosa che dia risposte chiare e soddisfacenti, piuttosto che mettere in crisi la nostra ormai consolidata prospettiva esistenziale. L’uomo moderno è l’alpinista dei desideri, la sua unica domanda è la felicità e non accetta risposte che possano minimamente far vacillare l’equilibrio illusorio delle proprie sicurezze. Ma cosa sia questa tanto vagheggiata felicità è difficile definirlo in maniera univoca, forse sarebbe più saggio parlare di una ricerca o di un anelito costante verso ciò che riteniamo essere la nostra perfezione, la pienezza del nostro essere.
Come ci si può illudere oggi che la felicità consista in un benessere puramente materiale, che ci garantisca stabilità e sicurezza, quando tutto intorno a noi è evidentemente soggetto alla caducità?
Noi stessi siamo effimeri, destinati naturalmente alla morte, una breve parentesi temporale che rischia di passare totalmente inosservata. Ecco allora che abbiamo bisogno di continue dimostrazioni di riconoscimento ed amore, per poter mantenere sempre accesa in noi quell’aspirazione all’eternità di cui siamo inconsapevolmente imbastiti.
In verità la cosa più “strana” di un essere umano non è la propria fine, inevitabile, quanto la propria esistenza e la meraviglia che da sempre l’accompagna. Come si può rimanere sordi al generoso canto della vita? Come ignorarne l’unicità e la bellezza? Come atrofizzare il proprio sguardo nel torpore dell’indifferenza?
Se l’esistenza non è considerata nel suo mistero allora nessuna relazione interpersonale sarà autentica, ma solo il vano tentativo di sfamare uno stomaco che non conosce sazietà.
Nella brevità della vita è nascosto il segreto della sua bellezza, nella dedizione quello dell’amore e per quante parole si possano inventare ed usare per spiegare quanto abbia valore la persona, nulla sarà più eloquente dell’esemplarità del silenzio.
Forse è questo il tempo per fermarci sulla soglia della nostra finitezza e contemplare la notte che ci aspetta e sorridere e cantare quel raggio di sole che ancora ci scalda.
Antonella Foderaro
Braille
Da punto a punto ho sempre visto sabbia
che cade e giri la clessidra e torna
con l’ombra di un granello su un granello
fissa in un’eco infissa dentro un’eco
Oggi che ho gli occhi spenti e sento il vuoto
del tempo che rivendica il suo buio
mi so che è vita quando in eco d’ombra
risuona cosa a nome punto a punto
Patricia Panebianco