giovedì, 05 febbraio 2009

Riflessione n. 41 - La banalitĂ  del male 2: da Birkenau a Srebrenica

auschwitz

Quelli che bruciano sono persone

Quelli che emergono sono persone

 

La banalità del male 2

Da Birkenau a Srebrenica

 

Etty Hillesum esce dal camino

Come una nuvola bianca

Indifferenti come morti vivi gli altri mangiano

Le sentinelle osservano il quotidiano ripetersi delle stesse scene semplicemente ordinarie infette di vita stessa

Ferida Osmanovic  pende dall’albero come una mela

Sulla sua tomba comparirà una scritta:sconosciuta

La più banale

La più dolorosa

La sua camicetta rossa è la stessa nuvola trasportata da Birkenau lo stesso putridume di ossa umane che la terra rende come un banco dei pegni  era sfuggita ma aveva ancora un’anima

Stermini di massa come macelli per carnai

Il lager di Auschwitz_Birkenau è il compendio tecnico per le uccisioni di massa l’università del male assoluto

Lo diventa nel 1943 dopo l’abbandono di Belzec e le interruzioni nei campi di Sobibor di Treblinka di Chelmno e di Majdanek

Si perfeziona la banalità dell’uccisore si regolamenta l’entrata in treno e l’uscita per il camino dopo una fugace selezione operata sulla rampa dai cosiddetti medici

11 luglio 1995 appena cinquant’anni dopo nel cuore dell’Europa la terra accoglie di nuovo i corpi della banalità del male oltre ottomila persone dai 14 ai 70 anni trovano sepoltura fugace ignobile nella nostra fossa comune Srebrenica il cuore nero della coscienza

Il massacro avviene sotto gli occhi delle truppe dell'ONU. La popolazione banalmente si fidava

Banalmente viene massacrata

Si applica la teoria che si insegnava ad Auschwitz

La pratica è circostanziata degna del miglior allievo

Si eseguono le direttive

Ad Auschwitz si esce dal camino

A Srebrenica si entra nella terra

In maniera banale logica mortale

Sotto gli occhi del mondo

Tra una pubblicità e l’altra

Come se il cuore fosse animale

Come se l’uccidere è parte del cuore stesso

Si seppellisce l’ultimo rantolo

Si trasforma in cenere quel che prima era essere

Si annienta una generazione

Si infliggono ferite indicibili

Si raggiunge l’apice

Diventa banalità assoluta

La soluzione finale a Birkenau è fumo dal camino

A Srebenica è concime del passato

Noi siamo ancora qui

In attesa di risposta

I morti quelli, non ci sono più, ancora una volta

2009

 

Bibliografia essenziale

Etty Hillesum diario 1941 1943 Adelphi

Sibille Steinbacher Auschwitz la città, il lager, Einaudi

Gerald Reitlinger, La soluzione finale il saggiatore

Archivio storico corriere.it

 

Carmine Vitale

Scritto ultimato  per Filosofipercaso il 2 febbraio 2009

 

*****

 

Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale

Di uno specchio che non mi ridà gli occhi

Di un vespro che non ritorna luce

Di acque scure di colore

Di come ridono le stelle

 

Come se il mondo potesse aprirsi

Di come il mondo stesso finirà

Di come i fiumi si riformeranno

Del vento che soffierà sulle girandole

Dell’onore e delle croci conficcate sempre più giù

 

 

Cosi ho provato

A prendere parole prima dell’addio

Come un debito verso un usuraio

In modo selvatico assoluto

Come le foglie morte imbronciate

Calde prima di appassire

 

 

E non ho più visto le cose

Come sono  una alla volta

Come una leonessa senza branco

 

sre2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                               

Un tronco senza braccia

Un errore senza speranza

Herpes zoster e materia

 

Cadono gli alberi come gli uomini e le donne

Il martedì dopo il lunedì

Il lupo dopo l’agnello

Il cordone ombelicale dopo la nascita

I raggi spenti del sole dopo la sera

Gli operai e gli amori dalle impalcature

 

La vita divora ciò che viene

Un ospite dopo l’altro

Le mura divorate dalle bombe

Come macchie di varicella

Forse giovedì sarà diverso

 

Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale

Delle iniziali nel nome di Dio

Di come mettere i fiori in un angolo e i fantasmi in un altro

Oltre misura come l’ombra avanza il tempo

Arde una stella incisa sulla pelle come la rinuncia

Gli occhi si chiudono per guardare il nostro raccolto

 

 

 Carmine Vitale

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