
Quelli che bruciano sono persone
Quelli che emergono sono persone
La banalità del male 2
Da Birkenau a Srebrenica
Etty Hillesum esce dal camino
Come una nuvola bianca
Indifferenti come morti vivi gli altri mangiano
Le sentinelle osservano il quotidiano ripetersi delle stesse scene semplicemente ordinarie infette di vita stessa
Ferida Osmanovic pende dall’albero come una mela
Sulla sua tomba comparirà una scritta:sconosciuta
La più banale
La più dolorosa
La sua camicetta rossa è la stessa nuvola trasportata da Birkenau lo stesso putridume di ossa umane che la terra rende come un banco dei pegni era sfuggita ma aveva ancora un’anima
Stermini di massa come macelli per carnai
Il lager di Auschwitz_Birkenau è il compendio tecnico per le uccisioni di massa l’università del male assoluto
Lo diventa nel 1943 dopo l’abbandono di Belzec e le interruzioni nei campi di Sobibor di Treblinka di Chelmno e di Majdanek
Si perfeziona la banalità dell’uccisore si regolamenta l’entrata in treno e l’uscita per il camino dopo una fugace selezione operata sulla rampa dai cosiddetti medici
11 luglio 1995 appena cinquant’anni dopo nel cuore dell’Europa la terra accoglie di nuovo i corpi della banalità del male oltre ottomila persone dai 14 ai 70 anni trovano sepoltura fugace ignobile nella nostra fossa comune Srebrenica il cuore nero della coscienza
Il massacro avviene sotto gli occhi delle truppe dell'ONU. La popolazione banalmente si fidava
Banalmente viene massacrata
Si applica la teoria che si insegnava ad Auschwitz
La pratica è circostanziata degna del miglior allievo
Si eseguono le direttive
Ad Auschwitz si esce dal camino
A Srebrenica si entra nella terra
In maniera banale logica mortale
Sotto gli occhi del mondo
Tra una pubblicità e l’altra
Come se il cuore fosse animale
Come se l’uccidere è parte del cuore stesso
Si seppellisce l’ultimo rantolo
Si trasforma in cenere quel che prima era essere
Si annienta una generazione
Si infliggono ferite indicibili
Si raggiunge l’apice
Diventa banalità assoluta
La soluzione finale a Birkenau è fumo dal camino
A Srebenica è concime del passato
Noi siamo ancora qui
In attesa di risposta
I morti quelli, non ci sono più, ancora una volta
2009
Bibliografia essenziale
Etty Hillesum diario 1941 1943 Adelphi
Sibille Steinbacher Auschwitz la città, il lager, Einaudi
Gerald Reitlinger, La soluzione finale il saggiatore
Archivio storico corriere.it
Carmine Vitale
Scritto ultimato per Filosofipercaso il 2 febbraio 2009
*****
Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale
Di uno specchio che non mi ridà gli occhi
Di un vespro che non ritorna luce
Di acque scure di colore
Di come ridono le stelle
Come se il mondo potesse aprirsi
Di come il mondo stesso finirà
Di come i fiumi si riformeranno
Del vento che soffierà sulle girandole
Dell’onore e delle croci conficcate sempre più giù
Cosi ho provato
A prendere parole prima dell’addio
Come un debito verso un usuraio
In modo selvatico assoluto
Come le foglie morte imbronciate
Calde prima di appassire
E non ho più visto le cose
Come sono una alla volta
Come una leonessa senza branco

Un tronco senza braccia
Un errore senza speranza
Herpes zoster e materia
Cadono gli alberi come gli uomini e le donne
Il martedì dopo il lunedì
Il lupo dopo l’agnello
Il cordone ombelicale dopo la nascita
I raggi spenti del sole dopo la sera
Gli operai e gli amori dalle impalcature
La vita divora ciò che viene
Un ospite dopo l’altro
Le mura divorate dalle bombe
Come macchie di varicella
Forse giovedì sarà diverso
Volevo scrivere di una poesia che fosse isterica confusionale
Delle iniziali nel nome di Dio
Di come mettere i fiori in un angolo e i fantasmi in un altro
Oltre misura come l’ombra avanza il tempo
Arde una stella incisa sulla pelle come la rinuncia
Gli occhi si chiudono per guardare il nostro raccolto