domenica, 11 ottobre 2009

Ascoltando la voce dell’altro

Lorenzo_Mattotti[1]
“Nella mia vita non c’è più nulla di illogico, se non i legami fra le cose che la costituiscono” (Pier Paolo Pasolini, Atti impuri)
L’esperienza nutre ed educa la logica o la prima deve piegarsi al suo rigore? E’ il mondo dell’ aut aut, ove non c’è spazio per la declinazione della differenza.
Bianco o nero, vero o falso, buono o cattivo, maschio o femmina: “aut aut” è la malattia mortale del pensiero (o sarebbe più corretto dire del pregiudizio?) occidentale che tutto vuole ridurre alla “perfezione” e compiutezza dell’uno, non solo sul piano logico, ma anche su quello pratico.
E se questa unità così perfetta non fosse semplicemente una sintesi di tesi ed antitesi, ma coesistenza di una differenza? Se fosse un et et in costante dialogo ed ascolto reciproco, una gemellarità congenita, cosa ne deriverebbe per NOI?
Il nostro “io” diventerebbe da singolare plurale e l’altro, il diverso, lo straniero non sarebbe più nemico, né ospite, ma prossimo, compagno (cum panem= colui con il quale condivido il pane).
Nella relazione dunque il mistero del compiersi di un’identità personale in costante divenire: l’altro è il “simile” che mi restituisce diversità permettendo alla mia identità (diamante grezzo) di farsi, di inverarsi.
Un equilibrio perfetto, un idillio d’amore, un’utopia realizzabile solo a livello logico …(?) sul piano dell’esperienza il più forte divorerebbe il più debole, il diverso verrebbe subito ridotto all’identico, in una sorta di fagocitosi ove la maggioranza ha per “diritto” i denti più forti ed il “dovere” di regolare il pensiero e l’agire di un’intera comunità.
Leggendo Pasolini ci si rende conto di quanto sia urgente oggi – tra le altre cose - ripensare il linguaggio perché se è vero che la parola è la “babele del pensiero” è pur vero anche che essa rappresenta ancora il modo più concreto per creare relazione.
Necessario allora impegnarsi nella riformulazione di questo linguaggio nuovo e comune in cui sia possibile coniugare la differenza come valore e non come colpa dalla quale redimersi e verso la quale l’unico atteggiamento possibile sia la tolleranza.
Non è più sufficiente parlare di razzismo (in tutte le sue declinazioni), gridare e piangere l’ingiustizia del sistema, poetizziamo piuttosto, “reinventiamo” il linguaggio, solo così rivoluzioneremo il sistema che abbiamo ereditato e che ci veste male, anzi che denuda le nostre deficienze.
Rimescoliamo i colori come fa un pittore ed educhiamo il nostro sguardo alle sfumature, sapremo poi coglierne la suggestiva bellezza anche quando esse ci appariranno vive e palpitanti nell’imprevedibilità dell’altro/simile.
“Egli, quella sera, era di una bellezza da potersi toccare come un oggetto: una luce dorata e minerale che splendeva nell’interno del suo corpo, accendendo più la sua carne molle e tiepida che i suoi occhi. Sotto la lampada elettrica e contro il biancore delle lenzuola, le sue pupille erano divenute più cupe, trascolorando l’azzurro in un indaco velato di rosa. E splendevano, avide…” (P.P.P. op. cit.)
Chi fa esperienza della luce non considera anormale l’oscurità, sa di appartenere tanto al giorno quanto alla notte … chi vive di albe e tramonti conosce l’inafferrabile danza del trascolorare dell’uno nell’altro: forse manchiamo di sguardo e parole, ecco perché tutto ingrigisce dentro la gabbia meschina e impersonale del pregiudizio.
“Se il tuo occhio ti è di scandalo, cavalo …” se, cioè, il tuo sguardo ti restituisce come corrotto ed insano ciò che di fatto non lo è, allora ciò che deve essere curato non ti è estraneo, ma familiare, ti appartiene, è il tuo stesso occhio. L’altro, lo straniero, il diverso misura la sanità del nostro sguardo personale e sociale: vergogna, emarginazione, discriminazione sono chiari sintomi della metastasi di un male da “cavare” prima che diventi mortale.
“Non ho il senso vero del rimorso, della colpa, della redenzione: ho solo un unico senso del destino, ma nel suo farsi precario e confuso. Non per nulla queste memorie mi invitano nelle ore più deserte, quando solo la mia lampadina è accesa in tutta la campagna.” (P.P.P. op. cit.)
Diventare ciò che siamo, questo è il solo destino che dovrebbe tutti accomunarci e ciò che siamo lo cogliamo nell’unicità del darsi del nostro essere insieme qui ed ora.
La politica per non ridursi a mero flatus vocis ed avere ancora senso e valore nella società contemporanea (individualista e consumista) dovrebbe avere la capacità di mediare il salto tra logica ed esperienza, tra teoria e prassi, costruendo spazi in cui l’ “iosiamo” possa avere luogo per non rimanere relegato –come un sogno - nell’utopico.
C’è chi ancora oggi muore vittima della propria diversità e chi per difenderla la riduce al soliloquio di una minoranza, espiandola come una “colpa” simile ai due protagonisti del romanzo gemellare di Pasolini (Atti impuri – Amado mio) e tuttavia riflettendoci ci accorgiamo che qualcosa è cambiato da allora e anche adesso continua a cambiare … impercettibile nel silenzio interrotto dal frastuono dei tuoni nella notte … come un dettaglio mai visto prima acceso da un lampo improvviso che illumina a giorno la stanza: seppure visibile solo per un attimo non potremo più negare di averne fatto esperienza.
L’indifferenza e non il nichilismo genera aborti: nasciamo morti destinati alla vita e di fronte alla sua infinita e meravigliosa sovrabbondanza disprezziamo tutti quei frutti dei quali non conosciamo il sapore figurarsi la radice.
                                                              Antonella Foderaro
    
                                                                                                                                                                                                             
A Rosari
 
Tu la ciera la ciar a pesa
tal sèil a ven di lus.
No sta sbassà i vuj, puòr zòvin,
se tal grin l'ombrena a è greva.

Rit, tu, zòvin lizèir,
sintìnt in tal to cuàrp
la ciera cialda e scura
e il fresc, clar sèil.

In miès da la puora Glisia
al è pens di peciàt il to scur
ma ta la to lus lizera
al rit il distìn di un pur.
 
A ROSARIO. Nella terra la carne è greve, nel cielo si fa di luce.  Non abbassare gli occhi, povero giovane, se nel grembo l’ombra pesa. 
Ridi tu, giovane leggero, sentendo nel tuo corpo la terra calda e scura e il fresco, chiaro cielo. 
In mezzo alla povera chiesa è pieno di peccato il tuo buio, ma nella tua luce leggera ride il destino di un puro. 
(da Suite furlana 1944-1949
 
                                                                P.P.Pasolini
 
In gemellaggio con citta Siamese

Chi sono

Utente: AntoNatGiu


Nome: Casual Mente Filo SofiAmo .....*diversamente mis/credenti*


Amministratori:

Antonella Foderaro

***

Collaborano:

Donatella Quattrone
Francesco Colia
Pasquale Esposito

***

Partecipano:

tutti gli ospiti & commentatori

***

condivi i tuoi scritti inviando una mail a:

antonellafoderaro@libero.com



More about Pro/testo

Categorie

6 aprile 2009
8 marzo
a rosari
abbandono scolastico
abele longo
abraham joshua heschel
accattone
achenbach
aforismi
aforismi di meretrixbaldraque
alberto napolitano
alda merini
aldo tagliaferri
alessandro giuliani
alexei kharitidi
alexis de tocqueville
aleš debeljak
alla luna
amnesty international
ana rossetti
anarchica
andrea pomella
andré neher
andy warhol
anfiosso
animalismo
anna lamberti bocconi
anselm kiefer
antonella foderaro
apologia di socrate
aristotele
assoluto e relativo
astrattismo
atti impuri
autoironia
autoreverse
babele
baudrillard
bianca madeccia
birkenau
botero
braille
caducitĂ 
calunnia
caput anni
carmine vitale
carol ann duffy
cartesio
cesare pavese
chagall
charles simic
cicerone3
cinema
clandestini
claudio molinari
claudio ronco
clochard
coltivare la democrazia
consigli di lettura
contratti a progetto
coro cortina
cortometraggi
crisi
cristina bove
critica letteraria
cubismo e surrealismo
dalì
daniele dagostino
darwin
david ramanzini
de chirico
delara darabi
deliri notturni
dialoghi
dialogo tra sordi
diritti umani
diritto
domenico faucello
donatella quattrone
e la nave va
ebraismo
election day
elie wiesel
eluana
emarginazione
emiliano laurenzi
enzo campi
eros e agape
eros e cantico dei cantici
eros e pornografia
eros e thanatos
esercizio filosofico
esilio di voce 1
essere singolare plurale
etica e bioetica
etica ed estetica
europee
eventounico
fara editore
faraòn meteosés
fasci siciliani
fede
federico federici
federico sollazzo
fedro
fellini
feudalesimi
fiaba
filosofi per caso
filosofia della musica
filosofia della storia
filosofia pratica
flavio ermini
follia
formazione
forme metriche
francesca pellegrino
francesca vitale
francesco colia
francesco forlani
francesco marotta
francesco rosi
francesco tomada
franz krauspenhaar
freud
fromm
gagarin
gaspara stampa
gatto giacomino
gemellaggi
giacomo cerrai
giacomo sferlazzo
giampiero pepe
gianandrea parisi
gianni montieri
giovani e ricerca
giovanna lentini
giovanni campi
giuditta
giuseppe barreca
giuseppe schillaci
giusi venuti
gorgia di leontini
griffy il bottaio
guerre e pace
guido michelone
haiku
hannah arendt
herbert marcuse
hopper
i burocrati del male
identitĂ 
ignazio licata
il bacio
il branco
il dito e la luna
il dono
il dono di humboldt
il frullatore mediatico
il ghetto e la fortezza
il gioco dei ruoli
il giorno della memoria
il grande masturbatore
il mito della caverna
il monaco ed il pesce
il profumo dei colori
il re lucertola
il tempo
il testo poetico e la prosa
il viaggio di ulisse
il viandante
il vignettificio
immigrazione
impronte
incuria
indifferenza
individuale e collettivo
inediti
innovazione e radici
integrazione
intermezzo ludico - la gnosi del
ippocrate
italo calvino
ivan crico
ivan fassio
jacopo ninni
james douglas morrison
jazz
jean barriére
jĂĽrgen habermas
k z mauthausen
kamikaze
kandinskij
kant
karl popper
kaysersose
klimt
l oratore
la banalitĂ  del male
la bestemmia
la coerenza
la cura
la diva
la donna nell arte
la follia tema musicale
la logica aperta della mente
la luce e il lutto
la nazione
la nebbia delle coscienze
la parola
la pittura di eishi
la poetica della metafisica
la ricotta
la sinceritĂ 
la torta e il piede grosso
la traduzione poetica
la violazione della carne
la voz a ti debida
lamore della povera gente
lampedusa
larte di perdere
lavoro
le prigioni politiche
le viol
leggerezza
lettera aperta all on d alema
levitĂ  liciniana
lezioni americane
libera nel verso libero
liberazione
libertĂ  di pensiero
libraria
limpossibilitĂ  di vivere
lo sguardo
luciano folgore
lucifero
lun e storte
magritte
maldicenza
marcantonio lunardi
marco lodoli
marco saya
marco toso borrella
marinella morati
marino baldissera
mario benedetti
mario sironi
mark strand
mark twain
martin walser
mellonta tau talogica
memoria e nazismo
memorie apocrife
messina
michael dudok
migrante e trasgressivo
morti bianche
munch
musica
musica ed astrattismo
nancy jean-luc
nascita
natale
natĂ lia castaldi
nazione indiana
neil postman
nietzsche
noberto bobbio
notizie dalla pizia
omo-sessualitĂ 
osservando la resistenza del mon
osvaldo licini
parabola
pasolini
pasqua
pasquale esposito
patricia panebianco
paul klee
pd aspettative e speranze
pedro salinas
pensiero che
persuasione
petr halmay
pier paolo pasolini
platone
poesia
poesia dialettale siciliana
poesia erotica
poesia giapponese
poesia politica
poesie inedite
politica
polvere
pop art
povera musa
pratiche filosofiche
preghiera
prima vita
pro/testo
psicofantaossessioni
racconti
racconti horror
reb stein
recensioni
relazione
renga
riflessioni
robert rauschenberg
roberto carradore
rocco rao
rolando iaria
rose ausländer
rumeni un romanzo di storie
salvatore giuliano
santa caterina market di barcell
satira
saul bellow
scarborough fair
schiele
schneier
schonberg
sciacalli
scuola
sebastian brant
seduzione
simposio
sinceritĂ 
sintomatologia delleffimero
sole freddo
srebrenica
statistiche
stefania crozzoletti
stefano amorese
stefano zampieri
stoneart
storia senza storie
strategie politiche
stupro
sul virtuosismo e larte
tanka
teatro
tempi di recessione
tempo
teqnofobico
terremoto
terrorismo
the privilege of the grave
thomas merton
tommaso cannizzaro
tommaso moro
totò che visse due volte
traduzione poetica
treblinka
u2
una zampillante fontana
universitĂ 
utopia
veronica franco
videopoesia
viola amarelli
visioni d arte
viviana scarinci
war
william dewitt snodgrass
xenofobia
yoko ono matopei
zagrebelsky

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder