sabato, 18 luglio 2009

Ignazio Licata: ‘ La logica aperta della mente’. Codice Editore

 Cover

 

Le transizioni di fase studiano lo stabilirsi di correlazioni che non restano confinate ad una caratteristica scala di spazio e di tempo, ma ‘invadono’ l’intero sistema  che diventa incredibilmente connesso, cosicché tutto ha a che vedere con tutto. L’esempio più comune di questo fenomeno sono le turbolenze che osserviamo nell’acqua in ebollizione: i movimenti molecolari normalmente invisibili in quanto confinati su scale microscopiche e largamente indipendenti tra loro, si correlano su scale macroscopiche coinvolgendo un numero altissimo di particelle guidati dal gradiente di calore (in gergo. parametro d’ordine) ed appaiono ai nostri occhi. Il bel libro di Ignazio Licata descrive proprio una transizione di fase di questo tipo nel mondo della scienza, segnata dall’ insorgenza di inusitate correlazioni tra campi fino a pochi decenni fa molto lontani fra loro che  scoprono di occuparsi degli stessi problemi e  applicare le stesse metodiche.

‘La logica aperta della mente’  è solo a prima vista un libro di scienze cognitive, qui il tema trattato è l’epistemologia, il modo con cui gli scienziati fanno il loro mestiere.  Finalmente si pone l’accento sull’insorgere dei problemi di rappresentazione che ci affliggono e su come superarli  e non su questioni filosofiche magari attraenti ma sostanzialmente sterili. Questo libro è un manuale nel senso di qualcosa da tenere a portata di mano per avere un suggerimento.

 

Il libro nasce da una crisi che ha investito in quest’ultimo secolo tutte le scienze. E’ la crisi del pensiero positivista che riteneva il sapere scientifico un sapere ‘oggettivo’ e portatore di verità definitive ed ultime. L’idea insomma che lo scopo precipuo della scienza fosse il progressivo disvelamento della verità grazie ad un metodo che, seppur per prove ed errori, procedesse  linearmente e armonicamente su sé stesso, adagiando le nuove acquisizioni sulle ‘verità assodate’ precedenti. Il sapere scientifico era considerato per definizione ‘oggettivo’ ed indipendente dall’osservatore.

 

Lo sviluppo ulteriore della scienza, dalla meccanica quantistica fino alla psicologia, passando per la patetica incapacità della teoria di prevedere quello che la realtà proponeva di fronte agli occhi di tutti (quando i fratelli Wright fecero volare il loro apparecchio sulla spiaggia di Kitty Hawke le università erano piene di fisici teorici che avrebbero dimostrato inoppugnabilmente l’impossibilità del volo a motore a chiunque glielo avesse chiesto) ha mostrato inequivocabilmente che il mestiere dello scienziato non è quello di sacerdote di una religione del “metodo” ma quello di artigiano ed artista.  La scienza non è portatrice di verità definitive ed ultime, è il gioco mutevole delle strategie cognitive, la storia d'amore tra la mente ed il mondo. Le scienze cognitive sono dunque il campo privilegiato per contemplare questa relazione che permette all’artigiano ed all’artista di riempire di senso le loro opere. Questa è la prospettiva scelta da Licata che, fisico teorico di formazione, ci presenta le tappe di questo rapporto fra l’artista/scienziato e quello che all’inizio appare un oggetto come un altro e poi progressivamente si rivela come uno specchio che rimanda, filtrate e deformate ma ancora riconoscibili, le motivazioni profonde dello scienziato, le sue concezioni personalissime del mondo, in una parola il suo stile individuale. L’autore, facendo elegantemente giustizia delle mistificazioni dell’odierna scienza-spettacolo su mirabolanti macchine del pensiero e goffe riduzioni di fenomeni complessi ad insoddisfacenti basi molecolari, ci mostra come,  diversamente da ciò che pensava l'intelligenza artificiale, noi non siamo elaboratori di informazione ma "ri-creiamo continuamente il mondo in testa". Sbagliano quindi le neuroscienze quando identificano mente e cervello; quest'ultimo è solo il "dispositivo" della mente contenuto dentro la scatola cranica, la mente nasce dall'interazione con il mondo. Cercare la mente nel cervello sarebbe come voler cercare la musica nell'orchestra!

 

In questo Licata si avvicina alle idee di Wassily Kandinsky . Ciò che urge a Licata (ed a Kandinsky) è la necessità di inserire lo scienziato (l’artista) nel modello (quadro). Il corpo a corpo tra l’autore e la realtà è quello che permette a Kandinsky di indicare ‘L’arte per l’arte’ come l’ atto di morte dell’arte stessa come strumento di conoscenza del mondo (cosa puntualmente avvenuta), ed è lo stesso corpo a corpo che impedisce a Licata di assumere un atteggiamento neutro sui modelli della mente, laddove invece differenze di potenza e fertilità ci sono, eccome.

 

 La possibilità di costruire una sorta di  "logica" della mente, secondo l’autore, è centrata sulla dinamica delle relazioni tra osservatore ed osservato, l’idea di  "apertura logica"  caratterizza in modo formale l’accoppiamento tra sistema ed ambiente, l'"emergenza intrinseca" la produzione di "novità" non banalmente computazionali. Si delinea in sostanza una teoria sui flussi informazionali alternativa a quella classica di Turing,  dove il problema della mente era ridotto all’esecuzione di infinite operazioni linearmente giustapposte. Correttamente Licata nota come anche lo stesso Turing avesse  riconosciuto nel problema della “fermata” e nel conseguente inserimento di ‘oracoli’  il limite di una teoria della conoscenza basata esclusivamente sulla computabilità. La necessità dell’ inserimento di un ‘oracolo’ che, come un ‘deus ex machina’ avvisa la mente/dispositivo che il suo compito è finito è l’immagine più vivida dell’impossibilità del perseguimento di un progetto di ‘oggettivazione’ auto consistente della mente, e  ci dice qualcosa di portata molto più vasta che interessa anche chi- come il sottoscritto-  si occupa del ripiegamento nello spazio delle proteine (protein folding). L’oracolo viene studiato invece come processo fisico nella teoria della “computazione naturale”, uno dei capitoli più innovativi del testo.

 

Ogni rappresentazione del mondo dipende dalla particolare prospettiva adottata, dalle variabili scelte, dal piano degli esperimenti, e deriva la sua consistenza dal rapporto indissolubile con queste scelte ‘estetiche’ fatte dal suo artefice, sia esso uno scienziato nel suo lavoro o chiunque di noi. Queste scelte, proprio come nell’arte figurativa, possono essere le stesse sia che l’artefice ‘dipinga’ modelli della mente- come Licata in questo libro, dall’IA alle reti neurali fino al “quantum brain”-, sia che ‘dipinga’ l’organizzazione  di reti di regolazione cellulare o nicchie ecologiche. Illuminante e disarmante, a questo proposito, la giustificazione che Licata ci fornisce dell’utilità del formalismo della meccanica quantistica nelle scienze cognitive che in sintesi si basa sul fatto che entrambe si trovano a dover rendere ragione di eventi bizzarri ed imprevedibili utilizzando modelli “complementari”. La giustificazione ha insomma a che vedere con l’arte della rappresentazione e non con la materia trattata.  Ogni accoppiamento mente-mondo è unico, ed è dunque necessario rivalutare il ruolo della coscienza e degli stati soggettivi (i qualia) nel processo cognitivo: noi non siamo elaboratori "asettici" di informazione, la nostra cognizione e creatività è radicalmente intessuta di soggettività, che si confronta poi con la polifonia delle conoscenze condivise. In questo modo, le differenze tra soggetto ed oggetto, mente- mondo (dicotomia cartesiana) e scienza ed arte si dissolvono: sono tutte strategie di relazione con il mondo.

L’unica cosa che mi è un po’ mancata in questo libro è una maggiore attenzione ai metodi statistici che a mio avviso sono un elemento di base dell’armamentario dello scienziato, ma questa è una notazione strettamente personale legata al mio particolare modo di ‘fare il mestiere della scienza’.
 
In conclusione questo è un libro importante che può essere fruito a vari livelli, e  riesce a portare a termine il compito arduo - ma reso possibile dalle correlazioni innescate nelle transizioni di fase a cui accennavo all’inizio-  di fornire spunti illuminanti allo studente di psicologia, all’informatico, allo scienziato cognitivo, al fisico, al biochimico ed a quel prezioso individuo che definiamo come semplicemente curioso.

 

Alessandro Giuliani

Biologo presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma.

 

 
 

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