giovedì, 24 settembre 2009

L’insonnia e il racconto di una pena

Insomnia_Jeffrey Batchelor

Nella poesia di Aleš Debeljak, La città e il bambino, c’è un verso che dice: “Ecco perché i poeti non dormono mai. Il significato / appare chiaro adesso: sarà il racconto di una pena”. Mi sono soffermato a lungo su questi versi cercando di interpretare la verità a cui alludono. Dunque, i poeti non dormono mai. Ma qual è il problema che costringe all’insonnia i poeti? Debeljak ci dice che è il destino a cui sono condannati, ovverosia – come dice lui – l’essere obbligati al racconto di una pena. Ma è davvero questo il compito dei poeti e più in generale degli scrittori? Si dice che Pirandello da ragazzo soffrisse d’insonnia e che dormisse abitualmente non più di tre ore per notte, e sembra che Proust uscisse di casa solo col favore delle tenebre e indossando perennemente un frac e che, a suo dire, l’insonnia fosse quasi un privilegio, e poi ancora, Charles Baudelaire, Charles Dickens, Francis Scott Fitzgerald, William Faulkner, Oscar Wilde, Samuel Taylor Coleridge, Henry James, Hermann Hesse, Mark Twain, Virginia Woolf, Kurt Vonnegut, tutti accomunati dall’analogo destino di non dormire mai, o comunque di dormire pochissimo. Quanto a me, quando andavo all’asilo soffrivo di un disturbo permanente che mi rendeva insostenibili certi pomeriggi, quando le suore ci obbligavano a dormire per un’ora e mezza stendendoci sulle sdraio e spegnendo le luci dell’aula. Intorno a me gli altri bambini cadevano immediatamente e senza un briciolo di sforzo in sonni profondi, io dentro di me giuravo che se fossi rinato avrei voluto essere il più formidabile dei dormiglioni. E invece niente, languivo al buio, agitando i pensieri come trote appena tolte dall’acqua (“Non piangere, davvero, non serve”). Il mondo intorno a me diventava un cerchio torbido e imperfetto, e la mia testa veniva assorbita da pensieri torturanti e dolorosi. Quando poi quel supplizio terminava con due colpi di mano della suora più anziana, colpi che servivano a risvegliare i bambini dal riposo pomeridiano, sul mio viso rimaneva appiccicata l’espressione sconvolta di uno che aveva passato le pene dell’inferno. E mentre gli altri ragazzini correvano in giardino affrettandosi a occupare le altalene e i giochi, io camminavo lentamente attraverso il cortile davanti alla piccola chiesa fermandomi a fissare il crocifisso sulla sommità della facciata (“il segno dipinto sul fregio leggero di un portone”), torturandomi con le dita l’orlo del grembiule celeste. Ecco, quel bambino di cui parla Debeljak sono io, me ne sono arciconvinto nell’intervallo di tempo che impiego a scrivere questa nota (“Te ne stai su roccia immota. Il mondo tutt’intorno a te rovina / nell’abisso. Bevi l’acqua della vita, che scorre dalle labbra / di quelli che respirano con te”). La città non era la Ljubljana di Debeljak, la città era quella cosa senza nome a metà tra una periferia e un dormitorio in cui sono cresciuto e di cui conservo ricordi senza nostalgia. Ecco allora che si chiude il cerchio. Apro gli occhi e mi accorgo che ho fatto esattamente quello che fanno gli insonni secondo Debeljak. Senza essere un poeta ho raccontato la mia pena.

 

Andrea Pomella

 

 

Aleš Debeljak, LA CITTÀ E IL BAMBINO

 

Non piangere, davvero, non serve. Solo quando un arcangelo
Appare, simile a genziana blu su scarpata di montagna, solo allora noi conosciamo,
anche se solo per un istante, la terra che ci ha generato. Il tuo lamento babilonese
non morirà lontano. Ecco perché i poeti non dormono mai. Il significato

appare chiaro adesso: sarà il racconto di una pena.
La grandezza di un ghiacciaio che si scioglie. Che allaga campi di papaveri
E villaggi, il segno dipinto sul fregio leggero di un portone,
la ricca filigrana dell’argento turchesco: ogni lacrima ti scava nel profondo.

Te ne stai su roccia immota. Il mondo tutt’intorno a te rovina
nell’abisso. Bevi l’acqua della vita, che scorre dalle labbra
di quelli che respirano con te. Ogni mattina vengono a testimoniare

La tua rinascita. Come questa poesia. Non manca molto a che una valanga
la renderà silente. Ma mille eco zampilleranno al suo posto. Perchè l'amore

che scorre attraverso le tue vene è il seme, il fiore e il frutto.

Chi sono

Utente: AntoNatGiu


Nome: Casual Mente Filo SofiAmo .....*diversamente mis/credenti*


Amministratori:

Antonella Foderaro

***

Collaborano:

Donatella Quattrone
Francesco Colia
Pasquale Esposito

***

Partecipano:

tutti gli ospiti & commentatori

***

condivi i tuoi scritti inviando una mail a:

antonellafoderaro@libero.com



More about Pro/testo

Categorie

6 aprile 2009
8 marzo
a rosari
abbandono scolastico
abele longo
abraham joshua heschel
accattone
achenbach
aforismi
aforismi di meretrixbaldraque
alberto napolitano
alda merini
aldo tagliaferri
alessandro giuliani
alexei kharitidi
alexis de tocqueville
aleš debeljak
alla luna
amnesty international
ana rossetti
anarchica
andrea pomella
andré neher
andy warhol
anfiosso
animalismo
anna lamberti bocconi
anselm kiefer
antonella foderaro
apologia di socrate
aristotele
assoluto e relativo
astrattismo
atti impuri
autoironia
autoreverse
babele
baudrillard
bianca madeccia
birkenau
botero
braille
caducitĂ 
calunnia
caput anni
carmine vitale
carol ann duffy
cartesio
cesare pavese
chagall
charles simic
cicerone3
cinema
clandestini
claudio molinari
claudio ronco
clochard
coltivare la democrazia
consigli di lettura
contratti a progetto
coro cortina
cortometraggi
crisi
cristina bove
critica letteraria
cubismo e surrealismo
dalì
daniele dagostino
darwin
david ramanzini
de chirico
delara darabi
deliri notturni
dialoghi
dialogo tra sordi
diritti umani
diritto
domenico faucello
donatella quattrone
e la nave va
ebraismo
election day
elie wiesel
eluana
emarginazione
emiliano laurenzi
enzo campi
eros e agape
eros e cantico dei cantici
eros e pornografia
eros e thanatos
esercizio filosofico
esilio di voce 1
essere singolare plurale
etica e bioetica
etica ed estetica
europee
eventounico
fara editore
faraòn meteosés
fasci siciliani
fede
federico federici
federico sollazzo
fedro
fellini
feudalesimi
fiaba
filosofi per caso
filosofia della musica
filosofia della storia
filosofia pratica
flavio ermini
follia
formazione
forme metriche
francesca pellegrino
francesca vitale
francesco colia
francesco forlani
francesco marotta
francesco rosi
francesco tomada
franz krauspenhaar
freud
fromm
gagarin
gaspara stampa
gatto giacomino
gemellaggi
giacomo cerrai
giacomo sferlazzo
giampiero pepe
gianandrea parisi
gianni montieri
giovani e ricerca
giovanna lentini
giovanni campi
giuditta
giuseppe barreca
giuseppe schillaci
giusi venuti
gorgia di leontini
griffy il bottaio
guerre e pace
guido michelone
haiku
hannah arendt
herbert marcuse
hopper
i burocrati del male
identitĂ 
ignazio licata
il bacio
il branco
il dito e la luna
il dono
il dono di humboldt
il frullatore mediatico
il ghetto e la fortezza
il gioco dei ruoli
il giorno della memoria
il grande masturbatore
il mito della caverna
il monaco ed il pesce
il profumo dei colori
il re lucertola
il tempo
il testo poetico e la prosa
il viaggio di ulisse
il viandante
il vignettificio
immigrazione
impronte
incuria
indifferenza
individuale e collettivo
inediti
innovazione e radici
integrazione
intermezzo ludico - la gnosi del
ippocrate
italo calvino
ivan crico
ivan fassio
jacopo ninni
james douglas morrison
jazz
jean barriére
jĂĽrgen habermas
k z mauthausen
kamikaze
kandinskij
kant
karl popper
kaysersose
klimt
l oratore
la banalitĂ  del male
la bestemmia
la coerenza
la cura
la diva
la donna nell arte
la follia tema musicale
la logica aperta della mente
la luce e il lutto
la nazione
la nebbia delle coscienze
la parola
la pittura di eishi
la poetica della metafisica
la ricotta
la sinceritĂ 
la torta e il piede grosso
la traduzione poetica
la violazione della carne
la voz a ti debida
lamore della povera gente
lampedusa
larte di perdere
lavoro
le prigioni politiche
le viol
leggerezza
lettera aperta all on d alema
levitĂ  liciniana
lezioni americane
libera nel verso libero
liberazione
libertĂ  di pensiero
libraria
limpossibilitĂ  di vivere
lo sguardo
luciano folgore
lucifero
lun e storte
magritte
maldicenza
marcantonio lunardi
marco lodoli
marco saya
marco toso borrella
marinella morati
marino baldissera
mario benedetti
mario sironi
mark strand
mark twain
martin walser
mellonta tau talogica
memoria e nazismo
memorie apocrife
messina
michael dudok
migrante e trasgressivo
morti bianche
munch
musica
musica ed astrattismo
nancy jean-luc
nascita
natale
natĂ lia castaldi
nazione indiana
neil postman
nietzsche
noberto bobbio
notizie dalla pizia
omo-sessualitĂ 
osservando la resistenza del mon
osvaldo licini
parabola
pasolini
pasqua
pasquale esposito
patricia panebianco
paul klee
pd aspettative e speranze
pedro salinas
pensiero che
persuasione
petr halmay
pier paolo pasolini
platone
poesia
poesia dialettale siciliana
poesia erotica
poesia giapponese
poesia politica
poesie inedite
politica
polvere
pop art
povera musa
pratiche filosofiche
preghiera
prima vita
pro/testo
psicofantaossessioni
racconti
racconti horror
reb stein
recensioni
relazione
renga
riflessioni
robert rauschenberg
roberto carradore
rocco rao
rolando iaria
rose ausländer
rumeni un romanzo di storie
salvatore giuliano
santa caterina market di barcell
satira
saul bellow
scarborough fair
schiele
schneier
schonberg
sciacalli
scuola
sebastian brant
seduzione
simposio
sinceritĂ 
sintomatologia delleffimero
sole freddo
srebrenica
statistiche
stefania crozzoletti
stefano amorese
stefano zampieri
stoneart
storia senza storie
strategie politiche
stupro
sul virtuosismo e larte
tanka
teatro
tempi di recessione
tempo
teqnofobico
terremoto
terrorismo
the privilege of the grave
thomas merton
tommaso cannizzaro
tommaso moro
totò che visse due volte
traduzione poetica
treblinka
u2
una zampillante fontana
universitĂ 
utopia
veronica franco
videopoesia
viola amarelli
visioni d arte
viviana scarinci
war
william dewitt snodgrass
xenofobia
yoko ono matopei
zagrebelsky

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder