domenica, 22 novembre 2009

Un solo demone, diverse esperienze dell’ eros: Egon Schiele e Gustav Klimt

“Ma, finalmente, ti lascerò stare. Cercherò, invece, di esporre a voi il discorso su Eros, che un giorno udii da una donna di Mantinea, Diotima, che in queste cose era sapiente e in molte altre, e che una volta per gli Ateniesi, con sacrifici che fece loro offrire per difendersi dalla peste, ottenne il rinvio per dieci anni dell’epidemia. Fu lei che istruì anche me nelle cose d’amore.
“Cercherò di esporvi un suo discorso, partendo dalle cose che si sono convenute fra me e Agatone, pronunciandolo io da solo, per quanto mi sia possibile. E bisogna proprio, o Agatone, come prescrivi tu, spiegare in primo luogo chi è Eros e di quale natura sia e poi le sue opere. Ebbene, mi pare che la cosa più facile sia quella di spiegare nel modo in cui la straniera spiegava, facendomi domande. Infatti, anch’io dissi a lei all’incirca quelle stesse cose che Agatone ha detto a me, ossia che Eros è un gran dio, e che è amore delle cose belle. E lei mi confutò con gli stessi argomenti con cui ho confutato lui, ossia dicendo che, in base al suo stesso discorso, Eros non risulta essere né bello né buono.
“Ed io allora risposi: “che cosa dici, Diotima? Allora Eros è brutto e cattivo?”
“E lei: “Sta’ zitto! Credi forse che ciò che non sia bello, di necessità debba essere brutto?” 1
****
La tendenza a ragionare per opposti ed a catalogare è quanto di più comune possa esserci. La mediazione (Diotima) è un’arte difficile sia a livello intellettuale che pratico ed ha anche il grave difetto di risultare poco gratificante perché non riscuotendo pubblicamente plauso da nessuna delle due parti in gioco, viene solitamente considerata marginale, appartenente cioè a quella sottile linea di confine tra l’umano e il divino cui fare riferimento di rado e possibilmente solo in caso di calamità (la peste). Eppure, se non esistesse la primavera, saremmo costretti a passare dal rigore dell’inverno all’afa estiva …
Ciò che non è bello non deve necessariamente essere brutto, può essere “qualcosa di intermedio fra questi due”2.
Cosa succede quando Eros, il “demone” che la sacerdotessa indica come preposto a far dialogare in noi la ricchezza con la povertà, la bellezza con la bruttezza, l’umano con il divino, il carnale con lo spirituale, viene mortificato all’univoca e colpevole manifestazione della povertà e della bruttezza?
L’assenza di mediazione ha come conseguenza la scissione e l’eros sarà vissuto come ipertrofia dell’io, smania, tormento: eros come thanatos, istinto di vita che conduce, tragicamente, alla morte.
A cosa dobbiamo questa concezione dicotomica del bene e del male? Dell’eros e dell’agape, colpevole il primo, puro il secondo?
Paradossalmente le origini risiederebbero proprio nella interpretazione platonica del corpo come prigione dell’anima, poi ripresa, reinterpretata ed estremizzata dalla riflessione di un certo tipo di letteratura moralista cristiana distante, quando non addirittura in evidente contrasto, con quella che è invece l’interpretazione biblica del corpo e della sessualità. Il cuore, in senso biblico, non è solo la sede di emozioni ed impulsi, ma anche di sentimenti, affetti, desideri e del pensiero. Nella prospettiva biblica l’uomo è essenzialmente uno, al punto che “anima, spirito, corpo, cuore” sono in reciproca relazione. La carnalità non è sinonimo di male e peccato perché se lo stesso Gesù è il “Verbo fatto carne” (sarx), essa deve necessariamente essere sinonimo di unità, bene, perfezione. L’amore biblico, espresso normalmente con il concetto “agape” include anche il significato dell’amicizia (phileo) e della passionalità carnale (erao).
L’eros sarebbe dunque uno dei modi di declinare ed esprimere l’agape, non la sua negazione e tuttavia questa visione “schizofrenica” sembrerebbe quella ipocritamente più accolta e proposta.
Espressione di questa visione lacerata e lacerante dell’eros, tipica del suo e del nostro tempo è, per esempio, la pittura di Egon Schiele.
“Le sue opere sono un arco teso, una situazione al limite, dove la linea si acuisce nello sforzo di rompere dall’interno quella forma a cui è saldamente legata. E questo conflitto lascia crescere la loro intensità”3


 
schiele-klimt2
Protagonista dei ritratti di Schiele è l’individuo colto non nel suo ruolo e nella dimensione unitaria della personalità, ma nel suo disagio esistenziale: un’esaltazione dell’anima che inevitabilmente determina la malattia del corpo.
L’ “atto d’amore” non veicola alcuna emozione e partecipazione affettiva: i due non si guardano, gli occhi sbarrati, persi nel vuoto (o chiusi nel reciproco nascondimento, per non vedere e non essere visti) i lineamenti come logorati da una danza macabra di soli corpi, consumazione sessuale priva di qualsiasi sensualità e seduzione, nella quale l’amplesso è preludio di morte.
Ogni ritratto è manifestazione di solitudine ed isolamento, silente grido dell’anima.
Vita o morte, amore o sesso, tenerezza o passione, verità o menzogna? E se provassimo invece ad usare misericordia al nostro stesso sguardo?
“L’indulgenza, è lei il paradiso terrestre. Nel buio non vede nero e nell’oscurità coglie anche la luce più debole e inappariscente: vede ciò che c’è di giusto nel falso. Il suo sguardo si volge a ciò che ha visto. Per colui che riflette, l’indulgenza diviene inclinazione. E la parola austera che la designa è “amore”4
Questa lente così necessaria è la sola in grado di restituirci quello sguardo artistico che ci consente non solo di vedere poeticamente l’esistenza, ma di viverla in modo poetico.
Cos’è un bacio, cosa un abbraccio?
Baciarsi è prima di tutto respirarsi, abbandonarsi per un momento al rischio del confondersi l’uno nell’altro, è il primo atto di fiducia e di clemenza verso noi stessi: abbracciati non temiamo più l’abisso del nostro egocentrismo perché finalmente abbiamo infranto il rigore austero della nostra solitudine … seppure precipitassimo non ce ne accorgeremmo, il contatto con le labbra dell’altro e la sua stretta mediano una nuova stabilità, la morte diventa vita, la vita il giardino della morte, dove gli amanti seminano il frutto dell’attesa e della passione e dove non rimarranno mai abbastanza per sentirsene padroni.
Eros è fatale non perché crudele, ma perché necessario, insegue chi lo ignora finanche nel sogno e se nella fugace giovinezza addensa il sangue alla passione e lo rapprende fino a renderlo polvere, nelle altre stagioni della vita ne accelera lo scorrere impetuoso, perché non accetta che il tempo lo saccheggi dei suoi tesori.
Cos’è un bacio, cosa un abbraccio?
E’ non fermarsi alla prima risposta, è vivere l’armonia dei contrari, non tradendo mai la domanda e il segreto sussurratoci dalla passione che reclina il capo alla tenerezza.
Se questo demone ci scoprisse con un nome sulle labbra che non ci appartiene fedeli ad un amore, ma non all’amore, come potrebbe usarci clemenza? “Le sue vampe sono vampe di fuoco le sue fiamme, fiamme di Jah!”5 eppure questo fuoco consumando nutre, come una madre che dormendo “all’aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada”6 conosce cosa sia la povertà dell’assenza, la paura della solitudine, la follia dell’abbandono e svela il nome alla persona, raccontando una storia nuova per la buonanotte al figlio che stringe al seno.

 
 schiele-klimt4
Ma qual è il segreto della mediazione? Come non impazzire sotto la sferza dell’ “aut aut” che lacera cuore e carne lasciandoci vittime del nostro stesso rigore?
“E perché Socrate – continuò – non diciamo che tutti amano, se è vero che tutti amano le medesime cose e sempre, ma di alcuni diciamo che amano e di altri no?”
“Anch’io mi stupisco”, risposi.
“Ma non c’è da stupirsi – soggiunse – perché noi, separando una particolare forma di amore, le attribuiamo il nome dell’intero e la chiamiamo appunto amore, mentre per le altre forme d’amore usiamo altri nomi”7.
Tanti nomi per dare ragione di una sola parola, tante strade nelle quali riuscire a trovare il “giusto nel falso” non dimenticando mai che “di coloro che in molti modi mirano a lui, o mediante il guadagno, o mediante la pratica della ginnastica, o la filosofia, non si dice che amano, né si dice che sono amanti, mentre coloro che mirano a quel fine impegnandosi secondo un’unica forma di amore, prendono il nome dell’intero con i termini: amore, amare, amanti”.
Quella sottile linea che noi chiamiamo “confine” è l’unica a conoscere l’intero, quanti si limitano solo a guardarla sono destinati ad essere per sempre parziali, forse dovremmo semplicemente oltre-passarla fiduciosi e restituire “al tutto” il nome che da sempre gli appartiene.
“Forse hai ragione tu” - rispose Socrate - in attesa di fare esperienza della verità … così Schiele “eterno bambino” raccolse la tradizione/intuizione di Klimt, spogliandosene poi quando l’inquietudine della carne invocò la serenità dello spirito e quest'ultimo rimase in silenzio, tutto solo … al di là di quel confine.
                                                                                                    
                                                        Antonella Foderaro
 
Un eterno sognare
colmo del più dolce esubero di vita
senza tregua – con l’angoscia dentro, nell’anima
divampa, brucia, cresce nella lotta
crampo del mio cuore.
Ponderare – e folle mi agito di smania e desiderio
il tormento del pensiero è impotente
senza senso, non raggiunge le idee
parla la lingua del creatore e dona
Demoni! Spezzate la violenza!
La vostra lingua – Il vostro segno – Il vostro potere.8
                                                                Egon Schiele
 
 
Riferimenti bibliografici
1,2,6,7 Platone, Simposio
3,8 Schiele, Art Dossier, Giunti
4 G. B. Achenbach, Del giusto nel falso
5 Cantico dei cantici

Commenti
#1    23 Novembre 2009 - 15:03
 
Ah se almeno potessi,
suscitare l'amore
come pendio sicuro al mio destino!
E adagiare il respiro
fitto dentro le foglie
e ritogliere il senso alla natura!
O se solo potessi
toccar con dita tremule la luce
quella gagliarda che ci sboccia in seno,
corpo astrale del nostro viver solo
pur rimanendo pietra, inizio, sponda,
tangibile agli dèi...
e violare i più chiusi paradisi
solo con la sostanza dell'affetto. Alda Merini

Non riesco a scrivere un commento mio, ma mi è venuta in mente questa poesia.
Ciao, Vittoria
utente anonimo

#2    24 Novembre 2009 - 01:04
 

"L’eros sarebbe dunque uno dei modi di declinare ed esprimere l’agape, non la sua negazione [...]"

Questa frase mi fa venire in mente un passo del filosofo morale Carmelo Vigna. Eros è l'equivalente greco della parola desiderio mentre agape viene tradotto come amore fraterno e perciò disinteressato. Tali termini appaiono dunque contrari. In realtà uno dipende dall'altro. Scrive Carmelo Vigna:

"[...] altri non è solo lì per caso; è piuttosto l'oggetto inevitabile del mio desiderio di vita, anche solo per il fatto che la soggettività trascendentale che io sono cerca e vuole qualcosa che l'appaghi come desiderio. E niente può appagarla che sia semplicemente un che di determinato (una 'cosa'). L'apertura trascendentale del desiderio che io sono, chiede un oggetto adeguato. E poiché l’apertura trascendentale è un’apertura intenzionalmente indefinita, chiede un oggetto per sé, almeno in qualche modo infinito. Ma l’infinito reale non si sperimenta. Si possono sperimentare, e di fatto sperimentiamo, degli infiniti di tipo intenzionale. Sperimentiamo l’esserci d’altri. E vorremmo che altri fosse per noi appagante. Appagante altri può esserlo per noi, se si dispone, nella sua libertà, per noi: se ci desidera. Noi questo, infatti sommamente desideriamo: d’essere desiderati, cioè poi d’essere amati. E questo desiderio è per noi vitale, assolutamente. Senza la possibilità di vivere come un essere desiderato, un essere umano muore…”

 

C. Vigna, Libertà, giustizia e bene in una società pluralistica in AA. VV., Multiculturalismo e identità, Vita e Pensiero, Milano 2002, p. 30.

 

Il vero amore disinteressato, agape, sarebbe la capacità di dire all’altro: “Tu mi interessi”, che è il primo modo per dire: “Mi stai a cuore”. Che poi è quella misericordia nello sguardo di cui parla Antonella. Bellissimo il riferimento al Simposio di Platone nel dialogo tra Socrate e Diotima: testo che è un gioiello fra i classici della filosofia ma credo anche altamente letterario e che rischia spesso di venire banalizzato. La figura di Diotima accompagna la classificazione del pensiero di genere ma, forse, la si potrebbe estendere alla diversità come opportunità di incontro. E questo è un tema che vale non solo per l’amore universale ma anche per l’amore di coppia. In fondo l’amore è uno sposalizio: due famiglie diverse, quelle dei due amanti, che non considerano la loro diversità di vissuti come un ostacolo ma come un arricchimento divenendo una sola famiglia. E i due, vivendo in simbiosi, diventano uno perché si abbandonano vicendevolmente l’uno nel cuore dell’altro fino ad essere nello stesso respiro vitale di anima e corpo. Credo, infatti, che l’eros, anche quando è inteso come amore fisico, sia sempre desiderio dell’anima e del corpo. Non solo del corpo come avviene nelle finte unioni che sono in realtà solo, perdonatemi il termine, atti sessuali senza vero coinvolgimento di emozioni e di affetti. Non solo dell’anima come nelle concezioni moralistiche tese a rigettare il corpo come fosse sinonimo di morte, di impulsi rovinosi per l’anima. Desiderio dell’anima e del corpo, cioè degli opposti che, abbandonando i dualismi (anche di cartesiana memoria: res cogitans e res extensa) si conciliano: un eros che “vede ciò che c’è di giusto nel falso”, come dice la bellissima citazione di Achenbach riportata da Antonella.

***

L’amplesso

 

Uomo e donna,

metafora della pienezza,

nella danza armonica

di corpi stretti in un amplesso.

Amorosi sospiri toccano le corde

di anime intrecciate

all’unisono.

 

D. Q.


Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ColpaMetafisica

#3    24 Novembre 2009 - 07:53
 
Grazie Vittoria per la lettura e per la poesia della Merini :)
Dona hai disturbato addirittura Vigna ... Platone ormai non può più replicare ... mi sono buttata sul sicuro ;)
... grazie di cuore anche a te, per aver letto e commentato con una tua poesia!
Anto
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AFoderaro

#4    25 Novembre 2009 - 07:21
 
"Baciarsi è prima di tutto respirarsi, abbandonarsi per un momento al rischio del confondersi l’uno nell’altro, è il primo atto di fiducia e di clemenza verso noi stessi: abbracciati non temiamo più l’abisso del nostro egocentrismo perché finalmente abbiamo infranto il rigore austero della nostra solitudine …"

in queste parole è l'affidarsi, il primo effetto della mutazione dell'uomo

Sono cigno o farfalla
se t'affidi

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente eventounico

#5    25 Novembre 2009 - 09:52
 
Gazie Evento, sentivo bene la mancanza delle tue parole!
... se t'affidi ... è proprio vero, senza fiducia non ha inizio alcun tipo di relazione e metamorfosi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AFoderaro

Commenti

Chi sono

Utente: AntoNatGiu


Nome: Casual Mente Filo SofiAmo .....*diversamente mis/credenti*


Amministratori:

Antonella Foderaro

***

Collaborano:

Alessandra Pigliaru
Donatella Quattrone
Francesco Colia
Giuseppe Barreca
Pasquale Esposito

***

Partecipano:

tutti gli ospiti & commentatori

***

condivi i tuoi scritti inviando una mail a:

antonellafoderaro@libero.it



More about Pro/testo

Categorie

6 aprile 2009
8 marzo
abbandono scolastico
abele longo
abraham joshua heschel
accattone
achenbach
aforismi
aforismi di meretrixbaldraque
alberto napolitano
alda merini
aldo tagliaferri
alessandra pigliaru
alessandro giuliani
alexei kharitidi
alexis de tocqueville
aleš debeljak
alla luna
amicizia
amnesty international
anarchica
ana rossetti
andré neher
andrea pomella
andy warhol
anfiosso
animalismo
anna lamberti bocconi
anselm kiefer
antonella foderaro
apologia di socrate
aristotele
assenza
assoluto e relativo
astrattismo
atti impuri
autoironia
autoreverse
a rosari
babele
baudelaire
baudrillard
bianca madeccia
birkenau
blade runner
borderline
botero
braille
caducità
calunnia
caput anni
carmine vitale
carol ann duffy
cartesio
cesare pavese
chagall
charles simic
cicerone3
cinema
cinesofia
clandestini
claudio molinari
claudio ronco
clochard
coefore
coltivare la democrazia
come pagina bianca
confronto filosofico letterario
consigli di lettura
contratti a progetto
coro cortina
cortometraggi
crisi
cristina bove
critica letteraria
cubismo e surrealismo
dalì
daniele dagostino
darwin
david ramanzini
delara darabi
deliri notturni
de chirico
de monticelli
dialoghi
dialogo tra sordi
diritti umani
diritto
domenico faucello
donatella quattrone
ebraismo
educazione
election day
elie wiesel
eluana
emarginazione
emiliano laurenzi
enzo campi
eros e agape
eros e cantico dei cantici
eros e pornografia
eros e thanatos
esercizio filosofico
esilio di voce 1
essere singolare plurale
etica ed estetica
etica e bioetica
europee
eventounico
e la nave va
faraòn meteosés
fara editore
fasci siciliani
fede
federico federici
federico fellini
federico sollazzo
fedro
fellini
ferita
feudalesimi
fiaba
filosofia della musica
filosofia della storia
filosofia pratica
filosofi per caso
flavio ermini
follia
formazione
forme metriche
francesca pellegrino
francesca vitale
francesco colia
francesco forlani
francesco marotta
francesco rosi
francesco tomada
franco lamarina
franz krauspenhaar
freud
fromm
gagarin
gaspara stampa
gatto giacomino
gemellaggi
giacomo cerrai
giacomo sferlazzo
giampiero pepe
gianandrea parisi
gianni montieri
giorgio caproni
giovani e ricerca
giovanna lentini
giovanni campi
giuditta
giuseppe barreca
giuseppe schillaci
giusi venuti
gorgia di leontini
griffy il bottaio
guerre e pace
guido michelone
haiku
hannah arendt
herbert marcuse
hopper
identità
ignazio licata
il bacio
il branco
il dito e la luna
il dono
il dono di humboldt
il frullatore mediatico
il ghetto e la fortezza
il gioco dei ruoli
il giorno della memoria
il grande masturbatore
il limite della capacità
il mito della caverna
il monaco ed il pesce
il profumo dei colori
il re lucertola
il tempo
il testo poetico e la prosa
il viaggio di ulisse
il viandante
il vignettificio
immigrazione
impronte
incuria
indifferenza
individuale e collettivo
inediti
innovazione e radici
integrazione
intermezzo ludico - la gnosi del
invito
ippocrate
italo calvino
ivan crico
ivan fassio
i burocrati del male
jacopo ninni
jacques derrida
james douglas morrison
jankélévitch
jazz
jürgen habermas
jean-paul sartre
jean barriére
kamikaze
kandinskij
kant
karl popper
kaysersose
klimt
k z mauthausen
lamore della povera gente
lampedusa
larte di perdere
lavoro
la banalità del male
la bestemmia
la coerenza
la cura
la diva
la donna nell arte
la follia tema musicale
la logica aperta della mente
la luce e il lutto
la moneta falsa
la morte
la nausea
la nazione
la nebbia delle coscienze
la parola
la pittura di eishi
la poetica della metafisica
la ricotta
la sincerità
la torta e il piede grosso
la traduzione poetica
la vanità
la violazione della carne
la voz a ti debida
leggerezza
lettera aperta all on d alema
levità liciniana
lezioni americane
le mosche
le prigioni politiche
le tentazioni del dottor antonio
le viol
liberazione
libera nel verso libero
libertà
libertà di pensiero
libraria
limpossibilità di vivere
loredana giannini
lo sguardo
luciano folgore
lucifero
luigi bosco
lun e storte
l attenzione
l oratore
magritte
maldicenza
marcantonio lunardi
marco lodoli
marco saya
marco toso borrella
marinella morati
marino baldissera
mario benedetti
mario luzi
mario sironi
mark strand
mark twain
martin walser
matteo moder
mellonta tau talogica
memoria e nazismo
memorie apocrife
messina
michael dudok
michele ortore
migrante e trasgressivo
monty python
moravia
morti bianche
munch
musica
musica ed astrattismo
nancy jean-luc
nascita
natale
natàlia castaldi
nazione indiana
neil postman
nietzsche
noberto bobbio
noia
notizie dalla pizia
offesa
omar vecchio
omo-sessualità
osservando la resistenza del mon
osvaldo licini
padre e figlia
parabola
pareyson
pascal
pasolini
pasqua
pasquale esposito
patricia panebianco
paul klee
pd aspettative e speranze
pedro salinas
pensiero che
persuasione
petr halmay
pier paolo pasolini
platone
poesia
poesia dialettale siciliana
poesia erotica
poesia giapponese
poesia politica
poesie inedite
politica
polvere
pop art
povera musa
pratiche filosofiche
preghiera
prima vita
pro/testo
psicofantaossessioni
racconti
racconti horror
ragazzi di vita
reb stein
recensioni
relazione
renga
riflessioni
risentimento
roberto carradore
roberto matarazzo
robert rauschenberg
rocco rao
rolando iaria
rose ausländer
rumeni un romanzo di storie
salvatore giuliano
santa caterina market di barcell
satira
saul bellow
scarborough fair
schiele
schiller
schneier
schonberg
sciacalli
scuola
sebastian brant
seduzione
silvia rosa
simposio
sincerità
sintomatologia delleffimero
sole freddo
sono stato quel ragazzo
srebrenica
statistiche
stefania crozzoletti
stefano amorese
stefano zampieri
stoneart
storia senza storie
strategie politiche
studi umanisitici
stupro
sul virtuosismo e larte
superfluo ed essenziale
tanka
teatro
televisione
tempi di recessione
tempo
teqnofobico
terremoto
terrorismo
the privilege of the grave
thomas merton
tommaso cannizzaro
tommaso moro
totò che visse due volte
traduzione poetica
treblinka
u2
una zampillante fontana
università
un volo di terra
utopia
venere di willendorf
veronica franco
videopoesia
viola amarelli
visioni d arte
viviana scarinci
war
william dewitt snodgrass
xenofobia
yoko ono matopei
zagrebelsky

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder