sabato, 21 novembre 2009

Che sete - Cronaca di una giornata d'estate


 

E’ strano, sto qui disteso continuando ad ingoiare questo liquido dolciastro eppure la sete non mi passa.

Che belli quegli occhi azzurri circondati da magnifici capelli color oro. Sono strani occhi, spalancati e velati. Mi fissano.

Giornata dura, oggi. Mi sveglio con una gran sete ma, prima di scendere a bere, vado da Bimbo. Ha soli quattro anni e gioca sempre con me. Mi accarezza, mi abbraccia e subito dopo, inforcato il triciclo, per un pelo non mi schiaccia la coda. Al piano di sotto, le solite urla di Donna e Uomo. Poi, silenzio. Un silenzio un po’ strano, a pensarci. Uomo sale al piano di sopra facendo le scale a quattro a quattro, mi mette il guinzaglio e dice: “dai che usciamo”. Ottima idea, penso. Solo che prima mi piacerebbe bere un sorso d’acqua. In fondo è fine Luglio e fa molto caldo. Cerco di dirigermi verso la ciotola ma Uomo mi strattona e io, nonostante la sete, lo seguo in silenzio.

Percorro il vialetto davanti casa anticipando Uomo. So che, superata la palizzata, a destra, c’è una fontanella da cui posso bere. Spesso lo faccio. Però, Uomo mi strattona di nuovo e mi dice: “dove vai? stamattina si esce in auto”. Strano, è la prima volta che mi fanno uscire di mattina con l’automobile. Bah.

Monto nel bagagliaio della station vagon e partiamo. Ormai è quasi un quarto d’ora che giriamo e io ho sete e devo fare pipì. La faccio, in silenzio. Speriamo che nessuno se ne accorga.

Finalmente la macchina si ferma. Uomo mi fa scendere, vede la chiazza sulla moquette e mi dice stizzito: “lo vedi? è anche colpa tua!”. Sono mortificato, conosco quello sguardo e non preannuncia nulla di buono.

Mi lega ad un palo verde e vicino mi mette una manciata di crocchette che caccia dalla tasca.

Va via sgommando. Perché? Mannaggia! Lo sapevo che non dovevo fare la pipì in auto. Tanto, torna.

Che sete!

Sono trascorse alcune ore, e per ingannare il tempo ho guardato le macchine che passavano. Ho mangiato anche le crocchette che nel frattempo si erano ricoperte di formiche.

Non ce la faccio più. Il caldo è insopportabile, come le formiche che ora mi salgono addosso.

Basta, devo andar via! Tiro il guinzaglio, lo mordo, lo tiro ancora con forza finché non si spezza. Libero, finalmente!
Ora torno a casa! Ma dov’è casa? Oddio che angoscia! Che faccio?

Mi incammino in direzione contraria a quella del sole; forse di là è più fresco e trovo anche da bere. Niente acqua. Mangio un po’ d’erba sperando di dissetarmi, ma è giallina e amara. Riprendo il mio viaggio. Imbocco una strada più piccola, poi una più grande. Qui le automobili sfrecciano veloci. Qualcuna, quando si avvicina, suona forte il clacson, e io mi spavento.

Cavolo, dove vado adesso? Più cresce il panico, più vado veloce.

Che sete!

E’ quasi sera. Il sole che prima avevo alle spalle ora mi sta di fronte. E’ accecante. Non ho trovato neppure un sorso d’acqua. I polpastrelli mi fanno male. Quasi, quasi mi fermo. Dall’asfalto ancora rovente vedo salire delle strane forme trasparenti che ballano. Cosa sono?

Che sete!

Ho deciso: mi riposo un po’. Mentre mi guardo attorno per cercare un buon posto sotto un albero, al fresco, sento un rumore stridulo e fortissimo che si avvicina. Mi giro e un attimo dopo il tonfo mi ritrovo qui, disteso.

Non sento dolore, solo una gran sete. Sto ingoiando un liquido dolciastro che però non mi disseta.

La portiera dell’auto si apre. Esce un uomo che mi guarda e impreca. Corre verso la parte anteriore dell’auto e, visibilmente arrabbiato, dice: “porca miseria! sarà un danno da almeno 300 Euro”.

Intanto, da dietro il finestrino dell’auto scorgo una bambina bionda, un po’ più grande di Bimbo, con due occhi bellissimi, azzurri, appena velati.

L'uomo risale in macchina. La bambina mi fissa con orrore e pietà. Da quegli occhi ora scorrono copiose goccioline che le rigano le guance. Le stesse goccioline che uscirono dai miei occhi quando da piccolo mi resi conto che non avrei più visto la mamma e i fratellini.

Anche l’uomo e la bambina vanno via sgommando.

Una piccola farfalla si posa leggera sul mio naso.

Non ho più sete.

Gatto Giacomino



Commenti
#1    21 Novembre 2009 - 00:24
 
è incredibile la bassezza dell'"uomo"
ti abbraccio, Gatto, con un silenzio pieno di tristezza ed emozione per la tua capacità di "sentire" e comunicare.
n.
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#2    21 Novembre 2009 - 00:25
 

Dietro questo nick così carino, che fa pensare ad un Micio allegro e biricchino (la rima è non voluta ... ) si nasconde una grande persona.
Questo dovevo assolutamente dirlo subito, ma poi ritornerò ancora a ringraziare e commentare!
Grazie Jack

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AFoderaro

#3    21 Novembre 2009 - 05:45
 
sembra ,nel leggerti,di assistere ad un film di wim wenders
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#4    21 Novembre 2009 - 13:36
 
Jack, sei un gatto davvero speciale!
storia drammatica, raccontata in punta di artiglio....
Grazie
Giulio Scecco
utente anonimo

#5    21 Novembre 2009 - 14:10
 
Grazie, amici. Non so cos'altro dirvi. La pubblicazione in questo blog mi rende davvero felice.
Jack

p.s.: Natàlia, manchi a tutti noi.
utente anonimo

#6    21 Novembre 2009 - 15:30
 
(in questo momento son bambina e....)

Glò
utente anonimo

#7    21 Novembre 2009 - 19:06
 

“In alcune feste rituali [i sioux] amano deliziarsi di un certo tipo di fagioli, che crescono a notevole profondità del terreno ed è quindi difficile raccogliere. Che cosa fanno i sioux? Approfittano allora di un tipo delle praterie della regione il quale ne fa una scorta per il suo consumo invernale. Senza questa riserva i topi correrebbero un serio pericolo di morire di fame. Nel prendere per sé quei fagioli, gli indigeni sioux  hanno chiaramente coscienza che stanno rompendo la solidarietà col fratello topo e che lo stanno derubando. Per questo, prima di ritirare i fagioli dalla riserva, fanno una preghiera che impressiona: <<Tu, topolino, che sei sacro, abbi pietà di me e aiutami. Te lo chiedo con fervore. Tu sei piccolo, è vero, ma grande quanto basta per occupare il tuo posto nel mondo. Tu sei debole, certo, ma forte abbastanza per fare il tuo lavoro, poiché forze sacre comunicano con te. Tu sei anche saggio, poiché la saggezza delle forze sacre ti accompagna sempre. Che io possa essere egualmente saggio nel mio cuore. Se la saggezza sacra mi guida, allora questa vita oscura e confusa sarà trasformata in luce costante>>. E come segno di saggezza e solidarietà, quando prendono i fagioli lasciano alo loro posto del lardo e del mais per l’alimentazione invernale del topo. I sioux si sentono spiritualmente uniti ai topi della prateria, e questo li porta a mantenere una solidarietà di fondo e a vivere in sinergia universale”.

 

L. Boff, Il riscatto della dignità della terra in Ibidem, Grido della Terra Grido dei Poveri, Cittadella Editrice, Assisi 1996, p. 243.


Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ColpaMetafisica

#8    22 Novembre 2009 - 20:16
 
C'è una sete che solo l'uomo è capace di tradire, tu hai reso un essere indifeso il protagonosta di questa storia Jack, ma siamo tutti indifesi come lui davanti al tradimento.
Fortuna che esiste ancora uno sguardo capace di vederci e commuoversi ... e quella farfalla che accarezzandoci ci accompagna alla fine.
Grazie di cuore per aver donato questa pagina a filosofi,
a nome di tutti, grazie
utente anonimo

#9    22 Novembre 2009 - 20:54
 
Bello e tanto triste...
:-(
Mi consola pensare che quest'estate io e la mia amica Donatella abbiamo dato il lieto fine alla storia che hai raccontato: uno stupendo labrador nero era nelal precisa identica situazione descritta, su una provinciale del Lazio sotto il sole, solo di macchine, scelta da me come variante della Via Francigena, quindi non sul percorso normale. Un puro caso. Ma ora Hector vive felice a Milano con Dona e i suoi due bambini.
Anna L.B.
utente anonimo

#10    23 Novembre 2009 - 00:36
 
e' così triste, non riesco a pensare che queste cose succedano. ma come si può essere così inumani...
è bello il racconto, lo si dovrebbe far leggere nelle scuole...
alessandra

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