martedì, 17 novembre 2009

Cicerone3: La maldicenza



 

Vorrei sottoporvi un argomento di cui paradossalmente pochissimo si parla, ma di cui quotidianamente la stragrande maggioranza delle persone consapevolmente o meno fa uso, condannando senza appello, giudicando senza riflettere. L’argomento è la Maldicenza. La vittima della diceria malevola è un soggetto privato di qualsiasi diritto, anche della più elementare autodifesa, essa diviene oggetto della lingua degli altri che censurano senza sapere e sentenziano senza conoscere, chi dice e chi ascolta sacralizza la detrazione come assoluta verità, il dubbio deve essere spazzato via, ma in realtà lo stesso dubbio è, in qualche modo, un cedimento al pettegolezzo. Se ci si pensa bene, la peculiarità malefica della maldicenza viene, spesso, utilizzata dal potere dei mass-media per orientare l’opinione pubblica.

Ad esempio qual è l’immagine degli stranieri che viene fuori attraverso i nostri mezzi d’informazione? I rumeni stupratori e rapinatori, i rom topi d’appartamento e rapitori di bambini, gli islamici terroristi e nemici culturali, i senegalesi e simili vu cumprà e spacciatori, le minoranze sessuali non sfuggono ai pregiudizi: gli omosessuali sono in genere adescatori e i trans dediti alla prostituzione, per non parlare dei siciliani che sono mafiosi. In tempi di gravi crisi economiche e sociali, dove la disoccupazione dilaga, il collante comunitario viene meno e cresce la paura e la disperazione. Il potere politico non assume mai su di se la responsabilità delle crisi sociali, ma indica all’opinione pubblica l’altro, il diverso, che non ha il potere di farsi ascoltare, come la causa di tutti i mali comuni. In fondo il capro espiatorio riveste tale funzione, sgravare gli individui e la società dalle proprie colpe. Il guaio è che il capro espiatorio, di solito, non è un Cristo, non sceglie di assumere su di sé colpe universali per redimerle. Esso, di conseguenza, è doppiamente violentato: primo in quanto accusato di colpe che non ha commesso secondo perché costretto al sacrificio.

Il capro espiatorio è in fondo un soggetto su cui è inizialmente praticata la maldicenza, che si trasforma in calunnia e quindi in colpa. La denigrazione è un vizio tipicamente umano cui è difficile sfuggire.

Perché gli individui non si sottraggono alla diffamazione, ma anzi contribuiscono ad alimentarla?

 È in dubbio che le persone amano raccontare e ascoltare, quando l’argomento del discorso, condito da un pizzico di pettegolezzo, è un soggetto conosciuto, il tema diviene piacevolmente interessante. Nel parlare, il riferire qualcosa di qualcuno, provoca nei protagonisti un perverso godimento, dissimulato da una finta indignazione e da giudizi gratuiti di condanna. Qualsiasi visione positiva sulla persona, edificata lentamente dalla conoscenza e dalla frequentazione, è improvvisamente azzerata. Rimane in piede solo la calunnia.  “…sul giornale cittadino c’era la notizia degli avvenimenti della notte: Libotz, padre e figlio, ubriachi, rissa con la polizia e così via. Il figlio non poteva rettificare la notizia affermando che solo il padre era ubriaco, giacché sarebbe stato accusarlo.”. L’oste l’unico “amico” rimastogli, rimprovererà, Libotz figlio, di essersi ubriacato e nonostante Libots respingesse sdegnosamente l’addebito, l’amico pareva non ascoltarlo e ripete la calunnia, poiché “l’oste apparteneva a quel genere di persone che non si fanno correggere e nemmeno possono ricevere un’informazione in più se son già di parere diverso[i]. Anche gli amici più intimi non si curano di sapere la verità, poiché essi non vogliono rinunciare a quel piacere orgasmico offerto dalla diffamazione. Solo l’amicizia dei buoni resiste alla calunnia, come diceva Aristotele, ma lo stagirita precisava che questo tipo di amicizia è assai raro.

Tommaso D’Aquino nella Summa Teologica poneva la maldicenza come peccato mortale.

È fuori  da qualsiasi dubbio che la vittima della diceria subisce un danno irreparabile, la maldicenza è come un pugno di farina gettato al vento.

Si noti come l’infamia del pettegolezzo colpisce, non solo la vittima, ma anche chi racconta e chi ascolta, questi ultimi si comportano non dissimilmente dagli untori: distruttori della vita altrui.

 

Perché la maldicenza riscuote tanto successo?

 

 

Una prima risposta a questa intrigante domanda può dipendere da un improvviso rimescolamento di rapporti di potere tra chi ascolta e/o pronunzia la calunnia e la vittima. È chiaro che il soggetto passivo della detrazione si trovi, improvvisamente, in uno stato d’inferiorità psicologica e sociale di fronte a chi sa o crede di sapere. Ognuno di noi, nessun escluso, è affetto da debolezze, e neppure l’individuo più masochista, le scoprirebbe pubblicamente. Quasi tutti noi siamo pronti a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro, senza accorgerci della trave che sta nel nostro. Nello stesso tempo, il maldicente nell’amplificare, distorcere, falsificare e ingigantire le debolezze degli altri tende a minimizzare, giustificare e rendere accettabili alla sua coscienza i propri sensi di colpa. È l’altro il malvagio, le mie debolezze a confronto sono dei capricci infantili, così ragiona il detrattore. Si opera una sorta di ribaltamento della realtà: la trave nel mio occhio è ridotta a pagliuzza e la pagliuzza dell’altro magicamente si trasforma in trave.

È possibile sfuggire alla maldicenza?

No, poiché la maldicenza mi appare come un virus genetico di cui è affetta l’umanità, una sorta di peccato originale, la cui natura pare abbia reso gli uomini atti ad aggredirsi l’un l’altro, come affermava il buon Hobbes.

A una più attenta riflessione, il virus genetico mi sembra di natura sociale; in effetti, nei bambini, che sono il paradigma tra ciò che è per natura e quello che è sociale, non s’incontra la maldicenza nelle stesse forme degli adulti, come negli stessi non vi è un vero e proprio pregiudizio razziale. Non cedere alla detrazione è quindi possibile a condizione che l’individuo si riprogrammi e si rieduchi. Riprogrammarsi significa accettare la fatica della riflessione come habitus e abbandonare la comoda scorciatoia del pregiudizio, che ci fornisce “verità” preconfezionate senza sforzo. Rieducarsi significa sviluppare il senso critico e rifuggire da giudizi affrettati e gratuiti, esprimendosi dopo un ponderato e accurato esame.

Come si può concretamente evitare il pettegolezzo?

Propongo due soluzioni:

  1. Ricorrere all’afasia
  2. Neutralizzare la maldicenza con l’atarassia.

La prima soluzione presenta un piccolo neo, poiché la semplice sospensione del giudizio è in qualche modo un leggero cedimento al pettegolezzo.

La seconda soluzione mi pare più efficace, anche se più difficile da attuare.

 
 Cicerone 3



[i] August Strindberg, Il capro espiatorio


Commenti
#1    17 Novembre 2009 - 17:15
 
da buona seguace Zen: atarassia. Senza dubbio.

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#2    17 Novembre 2009 - 17:52
 
 La maldicenza si fonda sulla necessità, nelle società con un retaggio culturale di manicheismo, di dividere nettamente il male e il bene e da qui nasce la necessità di un cattivo, di un "capro espiatorio" che sia il male e a cui imputare tutti i mali dei singoli che sono incompatibili con la divisione netta bene-male.
E' ovvio che, se la società mi dice che non posso avere desideri o pulsioni negative per essere dichiarato buono, ho la necessità di trovare un'origine del male per salvare me stesso e, spesso, per allontanare lo sguardo degli altri da me.
In una società non manichea la mal-dicenza sarebbe esclusivamente "dicenza", cioè aria fritta senza importanza.
Non sto qui a sottolineare quale sia la principale fonte della cultura manicheista nella nostra società (mi sembra fin troppo evidente), preferisco parlare dei "rimedi": i mali sociali si cambiano con pazienza e lentamente; a nulla servono l'atarassia e l'afasia, ma occorre un'attività educativa che spinga ogni persona ad accettare ogni parte di sé e a considerare il bene come scelta della singola azione e non come abito globale.
La sensazione di essere sbagliati perché si desidera il male (anche soltanto qualche volta) genera il disprezzo per se stessi e per gli altri e questo genera ogni forma di "disumanità", fra cui la maldicenza spicca per quantità, ma non per qualità.

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#3    17 Novembre 2009 - 19:23
 
i mali sociali si cambiano con pazienza e lentamente

voglio solo ricordarti che nel mentre che l'educazione fa uno, il pregiudizio fa trentuno.
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#4    17 Novembre 2009 - 19:29
 
gli stereotipi etnici sono ormai un arsenale sterminato, una bomba ad orologeria. Ogni Paese ha il razzismo che si merita. Il nostro è tra i peggiori, ma del resto lo e' sempre stato (si preferiva nascondersi o far finta di niente prima che venisse fuori prepotentemente). A livello di singoli si puo' fare molto, anzi si deve visto quanto il razzismo sia ormai istituzionalizzato.
Abele
utente anonimo

#5    17 Novembre 2009 - 20:24
 
Devo dire che di maldicenza si parla tanto esattamente quando essa viene praticata e quando chi la pratica é avvezzo a tale 'arte' - e per arte intendo quando qualcuno ci va giù di cesello - é normale che possa instillare il Dubbio.
Il dubbio é un meccanismo di autodifesa della ragione ed é giusto che sia così, poiché ognuno deve presupporre di non conoscere gli altri fin nei più oscuri recessi della loro mente. Il dubbio, però, insinuato in una vita poco avvezza a tali elucubrazioni, abituata alla serenità, all'ignoranza o a cui non siano state inferte prove eccessive o addirittura confusa o maliziosa, come dicevo il dubbio si trasforma da meccanismo di autodifesa a meccanismo di 'scelta del proprio posto'.
Ognuno, in fin dei conti,  sceglie di schierarsi o dalla parte in cui é più semplice stare o da quella in cui si deve necessariamente mantenere un sistema di equilibri in situazioni dai contorni molto sfumati. L'argomento non é comunque materiale di cui poter trattare brevemente.
Giustamente San Tommaso ritiene che la maldicenza sia un peccato mortale! La maldicenza é un nemico che non si può vedere, che si avvolge attorno al malcapitato con le spire di un boa costrictor che ha denti di crotalo. Solo chi 'vive' o muore di maldicenza può affermare di sapere cosa sia...Non é cosa su cui si possa far filosofia, poiché non é solo farina gettata al vento...é un'aura nera che distrugge ovunque e chiunque su cui passi. Se riteniamo che una persona ci sia in qualche modo dannosa la si può distanziare dalla nostra vita ed é atto di libero arbitrio. Non lo é invece mai la Maldicenza. Quella é Morte. E sentenza di morte per l'anima di chi la pratica.
Isabella Verdiana
utente anonimo

#6    17 Novembre 2009 - 21:48
 
la maldicenza è tanto diffusa proprio perchè procura piacere in chi la pratica ed in chi se ne fa dominare: chi denigra con parole o azioni e spesso queste sono più efficaci delle insinuazioni verbali non solo giustifica le proprie debolezze davanti a se stesso (1°primo godimento) ma distrugge il buon nome della vittima (*massimo godimento).
I migliori maldicenti spesso sono quelli che ti ungono prima di complimenti e lusinghe gli insospettabili perchè al contrario di quanto detto da Verdiana Isabella, sono codardi, non si schierano e lo fanno solo quando sanno di essere stati scoperti.
Chi dubita già è vittima del calunniatore, altrimenti lascerebbe i fatti dimostrare la veridicità prima di prendere qualsiasi distanza dal calunniato, sociologiacamente il maldicente ha fortuna solo sui deboli e creduloni,  compatibilmente alla credibilità del proprio nome e del potere seduttivo della personalità, del linguaggio e dei mezzi adoperati per diffonderlo  (vedi ad esempio la maldicenza mediatica).
Vittoria
utente anonimo

#7    17 Novembre 2009 - 22:15
 
La cara Vittoria - che cito poiché cita e nemmeno nel giusto verso hoibò! - dice bene una sola parte della storia e troppo frettolosamente, poiché chi crede facilmente alle lusinghe senza conservare un pò di ferina dignità all' autoconservazione  ci svela solo di avere un ego smisurato. E più é grosso il bersaglio, più facilmente viene colpito. E dichiaro questo il mio ultimo commento in proposito, poiché la disquisizione é piacevole se c'é da commentare un post e non il commento del commento del commento, diventa una sassaiola tra ciechi, dove peraltro i commentatori potrebbero diventar loro stessi reciproci bersagli di qualsivoglia inversione birichina.
Isabella Verdiana
utente anonimo

#8    17 Novembre 2009 - 22:25
 
ahahah. cioè, è davvero divertente. si è passati dalla maldicenza teorica alla maladiscussione effettiva. a questo punto meglio l'ipocrisia, scusate. che almeno superficialmente permette quella patina di comportamento da mantenere per riuscire a scambiarsela, qualche parola.
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#9    17 Novembre 2009 - 22:46
 
Beh davvero. Non si vedeva maladiscussione prima. Mi sembrava un sano ed energico scambio di battute, ma ognuno vede e chiacchiera solo di quel che preferisce. Così magari si capisce. (..non si fa in tempo a parlare...ahahaha...divertente stà cosa)
utente anonimo

#10    17 Novembre 2009 - 22:53
 
beh, caro utente anonimo, dei commenti precedenti l'unica replica che non è partita da me è una risposta stizzita perché c'è stata inversione di nome e cognome. per il resto sono osservazioni slegate dove ognuno enuncia la sua verità.

ma è quello che vedo io, ovvio.
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#11    17 Novembre 2009 - 23:16
 
Ok, cerco di ristabilire l'ordine delle cose, come le vedo io chiaramente. Il mio commento é un commento che esprime una opinione personale e non l'ho infatti diretto ad alcuno se non al contenuto del post e mi sembrava più che rispettoso. La citata inversione (l'ohibò era indicativo) era chiaramente una battuta (ma così ammetto non mi é sembrata essere l'inversione stessa), ed il resto era in risposta ad un parere perentorio che, benché opinione, sembrava volesse essere valido solo perché posto in opposizione ad un'altro e non per sua stessa natura (e, chiaramente, la validità, in un contesto come questo risiede in una convinzione personale e non in una verità oggettiva). Ultima cosa, mi sembrava naturale che non avendo conoscenza diretta di alcuno dei commentatori non ero certamente stizzita - di che poi? dell'inversione? suvvia! Restavo pur sempre io anche con il nome invertito (ma pensavo di non dover essere costretta a chiarirlo) - La maldicenza, persino come tema di discussione, sembra porti un'aura negativa, ed a volte é anche figlia reale di un miraggio. Grazie dell'attenzione.
utente anonimo

#12    17 Novembre 2009 - 23:18
 
Opsss...dimenticavo la firma ..ehhhmmm...l'oggetto del contendere (scherzo! spero stavolta sia chiaro)
Isabella Verdiana
utente anonimo

#13    18 Novembre 2009 - 02:20
 
C'è un pò di chiasso qui dentro! Ora non sento più le voci... Ecco, si può parlare tranquilli...
Beh, come inizio, ai siciliani mafiosi aggiungo i calabresi ndranghetisti e, date le circostanze, nessuno potrà accusarmi di maldicenza o di calunnia... ma se volete farlo per qualcos'altro...
Scriveva Schopenhauer: «Gli amici si dicono sinceri, ma in realtà sinceri sono i nemici.» Qui per sincerità non s'intende certo la trasparenza ma, al contrario, qualcosa di torbido: una visione alterata della realtà. E in tal senso nessuno è più sincero di chi punta il dito contro l'altro. In altre parole, a proposito di pagliuzza nei propri occhi e trave negli occhi altrui, nessuno è più sincero quando parla di un altro di chi non lo è quando parla di sè stesso. I difetti altrui, contrariamente ai propri, sono incredibilmente palesi, non sfuggono al benchè minimo sguardo e a volte sono perfino immaginati. I maldicenti, infatti, sono sempre prima di tutto malpensanti. Eppure, in tutto ciò, non si ha il minimo dubbio.
L'autore parla di  un "virus genetico" e veramente questo comportamento spesso contagioso mi pare un'influenza a cui forse è  difficile trovare un vaccino. Non so se l'atarassia basterebbe ad esserlo.
Pare che il termine pettegolezzo derivi da "pithecus", che significa scimmia: dacchè deriverebbe il detto "curioso come una scimmia". La curiosità morbosa sarebbe sinonimo del pettegolezzo, cioè del ficcare il naso negli affari altrui, cercando anche particolari 'inediti' e perciò tanto più interessanti, soprattutto se appaiono scabrosi. Giusto per fare un esempio, nel mio quartiere quando una ragazza decide di sposarsi deve fare attenzione che siano in pochi a saperlo presto se non vuole che si dica: "Si sposa: allora è incinta!"
Dai pettegolezzi ai pregiudizi, compresi quelli razziali, il passo è spesso breve. Si potrebbero spendere tante belle parole per spingerci a riflettere su ciò. Ci sono, ad esempio, delle bellissime pagine di Erich Fromm. Eppure finora le belle riflessioni dei pensatori non sono bastate perchè non ci sono abbastanza orecchie per sentirle, abbastanza menti per pensarle a propria volta, abbastanza braccia aperte verso il mondo. Diceva Einstein: "Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma non sono tanto sicuro della prima". E ancora: "E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio".
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ColpaMetafisica

#14    18 Novembre 2009 - 07:47
 
Qualunque comportamento che isoli un altro uomo è da condannare. Tuttavia mi chiedo se oggi, fatta eccezione per le forme estreme citate (razzismo, comportamenti mafiosi, ecc.), vi sia ancora spazio per la "piccola" maldicenza. Io vedo persone talmente programmate ed impazzite che non mi sembra abbiano tempo per fermarsi ad ascoltare nulla. Forse dipende dal contesto sociale, ma non mi sembra che la vita nei piccoli centri sia sfuggita a tutto ciò. Questo non è un bene perchè isola le persone in altro modo. Un uomo solo è sempre più vulnerabile.
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#15    18 Novembre 2009 - 17:03
 

La calunnia è un venticello
Un'auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar.
Piano piano terra terra
Sotto voce sibillando
Va scorrendo, va ronzando,
Nelle orecchie della gente
S'introduce destramente,
E le teste ed i cervelli
Fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
Lo schiamazzo va crescendo:
Prende forza a poco a poco,
Scorre già di loco in loco,
Sembra il tuono, la tempesta
Che nel sen della foresta,
Va fischiando, brontolando,
E ti fa d'orror gelar.
Alla fin trabocca, e scoppia,
Si propaga si raddoppia
E produce un'esplosione
Come un colpo di cannone,
Un tremuoto, un temporale,
Un tumulto generale
Che fa l'aria rimbombar.
E il meschino calunniato
Avvilito, calpestato
Sotto il pubblico flagello
Per gran sorte va a crepar.

Rossini - Il Barbiere di Siviglia

O.Wilde, vilipeso, calunniato e persino carcerato per scandali e maldicenze  legate al "suo mondo" non avrebbecomunque  condiviso pienamente il tuo pensiero :"
Qual è la differenza tra uno scandalo e un pettegolezzo? Oh! Il pettegolezzo è gradevole! La storia è soltanto pettegolezzo. Ma lo scandalo è un pettegolezzo reso noioso dalla moralità. Un uomo che moralizza è di solito un ipocrita, e una donna che moralizza è invariabilmente scialba" recitava un suo famoso aforisma.

P.S.
Come ti sembra, caro amico mio,  questa "chiusura" in Opera?

Attendendo lo stocco ti abbraccio....

utente anonimo

#16    18 Novembre 2009 - 17:43
 
cari commentatori da tutti voi ho tratto nuovi motivi di riflessione, ecco perchè sinceramente  vi ringrazio. Avrei voluto rispondervi ad ognuno, ma il discorso sarebbe divenuto  prolisso e noioso, va bene così. Una tiratina d'orecchi, con affetto e il sorriso sulle labbra, a Kolya dal quale mi sarei aspettato un piccolo intervento. Amico mal-vivente la tua ironia è sempre esilarante e il pescestocco è assicurato
Cicerone3
utente anonimo

#17    18 Novembre 2009 - 18:50
 
Senza voler negare gli interventi precedenti, vorrei introdurre un altro punto d'attacco.
In un buon numero di casi la maldicenza si combatte con la verità. Perchè la verità spesso è sufficiente dirla una volta affichè venga recepita, mentre la maldicenza ha bisogno di ripetizione. La maldicenza ha anche bisogno di studio accurato per apparire verosimile. Per dire la verità non servono particolari precauzioni.

La verità però, sotto altri aspetti è forza bruta, travolgente se trova strada libera, ma facilmente manipolabile, aggiungendo una piccola bugia (la maldicenza). Per questo ben pochi praticano la verità, perchè troppo spesso ad essa si aggiunge l'interesse personale, le paure, il senso di essere allo scoperto.

Ma non bisogna dimenticarla. La verità è rivoluzionaria, diceva qualcuno.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente KayserSose

#18    18 Novembre 2009 - 20:22
 
......è vero  lo dice anche Ahmadinejad........

Salam
utente anonimo

#19    18 Novembre 2009 - 21:35
 

liberi dalla maldicenza? o liberi di essere maldicenti?
L i b e r i
La verità vera ci libera pure dal rigore dei suoi principi, ecco perchè è per sua natura anarchica.

...e prima di Ahmadinejad, qualcun altro lo sostenne ... ma preferisco non far nomi ;)  ... Salam ...

@grazie Cicerone3 e mi associo al banchetto con tutta l'allegra brigata di mal-viventi
@solochiacchiere, ma che fine avevi fatto???
@grazie a tutti, siete stati veramente preziosi, non solo per la critica costruttiva alle argomentazioni del post ma anche per il simpatico rilancio dei commenti, come direbbe Billy Collins, voi siete "il pane e il coltello" :)

Anto

utente anonimo

#20    18 Novembre 2009 - 23:40
 
utente anonimo

#21    19 Novembre 2009 - 10:58
 
Ci sarebbero diverse cose da dire... maldicenza e calunnia sono mezzi per distruggere un uomo senza sporcarsi le mani... a volte, invece che sparare, è meglio lanciare fango, sporcare l'anima. L'effetto è migliore: "calunnia, calunnia, qualcosa rimarrà", mi pare dicesse Goebbels.
Quando ci si trova in un gruppo di amici (penso sia capitato a molti) è più facile, spesso, parlare dell'amico che non è presente; magari lo si critica, lo si attacca. La maldicenza condivisa crea identità, compatta il gruppo, mentre il "mal detto" viene ritenuto un elemento estraneo. Allora, distinguersi da lui è un modo per darsi un'identità, sentendosi parte di una comunità.
C'è poi il meccanismo del capro espiatorio. Individuare un nemico chiaro cui addebitare ogni colpa permette al corpo sociale di non opensare che il male risieda nella società stessa, bensì in qualcosa di estraneo che non appartiene alla società, la quale rimane dunque pulita, pura, intatta. Deve solo difendersi, compatta, e lo fa attaccando un uomo solo o un piccolo gruppo ritenuto estraneo, impuro.
La maldicenza, purtroppo, è un fattore di coesione sociale. Vedo pochi rimedi contro questi meccanismi...
Giuseppe Barreca
utente anonimo

#22    19 Novembre 2009 - 11:31
 
Caro/a Cicerone 3, se mi avessi tirato le orecchie forse avresti qualche linea di febbre! :D Mi scuso per non essere intervenuto ma la “malattia” fisica è un’indecenza! :D   Solo qualche riga per te. Leggendo il tuo scritto ho notato le tue domande:   Ad esempio qual è l’immagine degli stranieri che viene fuori attraverso i nostri mezzi d’informazione?   Perché gli individui non si sottraggono alla diffamazione, ma anzi contribuiscono ad alimentarla?   Perché la maldicenza riscuote tanto successo?   È possibile sfuggire alla maldicenza?   Come si può concretamente evitare il pettegolezzo?   Leggendoti ho pensato ai luoghi comuni e agli stereotipi che riempiono la nostra testa.   È più reale la verità o la nostra verità?   È più vera l’evidenza o il suo abito?   Il tema dello straniero è stato discusso talmente tante volte che rispondere alla tua domanda sarebbe ridondante, paura del diverso? Siamo degli esseri molto possessivi e tranne in alcuni casi (per fortuna) facciamo fatica ad “aprirci”. Non ci sottraiamo alla diffamazione perché è un utile strumento di propaganda. La reputazione è un germe della moderna società “civile”. Per perorare la propria causa e rafforzare la propria reputazione assegniamo alla maldicenza un ruolo importante, demoliamo qualcuno per affermare noi stessi. Il miglior antidoto per le nostre paure e le nostre debolezze è la dissacrazione del “vicino”. Sfuggire o evitare il pettegolezzo è impossibile se assegniamo alla reputazione l’unico strumento d’identità del nostro vivere quotidiano. Ciò che reputiamo giusto e vero non sempre coincide con ciò che è giusto è vero. Personalmente il parlar “male” di qualcuno non mi ha mai colpito più di tanto perché sono dell’opinione che se vuoi conoscere veramente una persona devi “viverla” altrimenti tutto quello che si dice di lei “è aria fritta”. Oscar Wilde diceva "Bene o male, purché se ne parli"...io penso “Bene o Male, non importa…” …perché non dobbiamo badare al consenso ma al senso di ciò che siamo.   Scusa la brevità Cicer…   Un abbraccio con sorriso   Koly
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