lunedì, 16 novembre 2009

La nascita

Melo Klimt
Una domenica al seguito di vecchi ricordi e personaggi appena nati, ma già tanto vecchi da non aver avuto diritto ad una esistenza letteraria. Fogli sparsi in cento pile diverse, ognuna con il suo nome niente affatto coincidente con quanto è scritto nei testi che raccoglie.
La voglia di creare una nuova comunità di pensieri lo spinge a cercare una ragione. Eppure niente è meno razionale di una creazione, un istinto che si abbatte sui progetti e sconquassa qualunque codice. E’ il senso di vuoto che echeggia l’urlo di tutti quegli uomini e quelle donne sepolte nell’impossibilità. Deve rispondere a quel richiamo.
Non ha importanza quanto essi potranno ritrovarsi. Deve esumarli. La vicenda è già suddivisa in venti parti, dieci principali e dieci secondarie. Esistono due eventi fuori dalla linea della narrazione. Quattro sono gli episodi paralleli. Le storie che corrono parallele sono almeno tre. Il dialogo scandisce la prima, la narrazione la seconda, l’epistolario l’ultima. I soggetti sono attuali. La trama è antica. Si ripete ancora, ma non è nuova. E’ tutto reale eppure non palpabile. Bisogna credere alle parole anche quando disegnano sfumature indecifrabili.
Lascia che dicano perché raccontarli sarebbe impresa vana. Conosce ogni dettaglio della loro vita, ma ne concederà brevi frammenti a chi legge. Il vuoto è assai più necessario del pieno.
Serve un inizio. La fine verrà. Il corpo centrale ha bisogno di un calendario ridotto.
Pochi giorni e tutti si avvieranno verso le ultime pagine. Assiste alla nascita. Tutto è pronto.
Lui è l’unico a non esserlo giacché deve ancora vivere quello che scriverà. Tutti attendono che lui scriva. Conosce gli odori, i rumori. Inventa gli amori e la fine di ogni azione.
Eppure è la nascita che invoca il suo nome. Sarà un titolo.
 
                                                      Pasquale Esposito
 

Commenti
#1    16 Novembre 2009 - 10:08
 
"E’ tutto reale eppure non palpabile. Bisogna credere alle parole anche quando disegnano sfumature indecifrabili.
Lascia che dicano perché raccontarli sarebbe impresa vana. Conosce ogni dettaglio della loro vita, ma ne concederà brevi frammenti a chi legge. Il vuoto è assai più necessario del pieno. ..."


basta questo a farmi sperare che le tue parole "dicano" presto.
buon lavoro dunque... attendo.
un abbraccio, Pasquale.
nat
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#2    16 Novembre 2009 - 14:22
 
creazione come istinto ed allo stesso tempo come progetto, un'esigenza che richiede amore e cura. le idee  sono come semi, anche se fossero tutti di melo, nessuno saprà mai in anticipo quanto sarà abbondante il raccolto.
Vittoria
utente anonimo

#3    16 Novembre 2009 - 16:06
 
Vittoria, hai ragione. Scrivere è come seminare un campo, osservare i germogli, raccontarne i progressi. Quel campo è dentro di noi. La passione la mettiamo nelle idee, ma per il sole bisogna avere amore.
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#4    16 Novembre 2009 - 16:12
 
Nàt è bello pensare di essere attesi. In effetti sto scrivendo proprio sul ritorno. Devo aspettare, dunque. Il viaggio è ancora in corso.
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#5    16 Novembre 2009 - 21:31
 
La concessione delle tue parole fa grande anche chi le legge e se ne sente inebriato!
Vorrei saper dire qualcosa che sia degno di quello che mi regali Pasquale! ma non riesco ad esprimere nulla che possa rendere immagine delle mie sensazioni innanzi a quello che sai comporre!
Grazie! Isabella Verdiana
utente anonimo

#6    16 Novembre 2009 - 21:55
 
Isabella, ho sempre pensato che una composizione letteraria o qualcosa che volesse assomigliare ad essa dovrebbe instaurare una mediazione tra l'autore ed il lettore. Il testo è il medium. Ciò che ne deriva è assolutamente diverso dallo scritto originario. La poesia amplifica questa alchimia, ma anche con la prosa un autore dovrebbe sempre aspirare a che il suo testo diventi il lapis, la pietra filosofale. Così che dal soggetto della trasmutazione all'oggetto della stessa si realizzi il principale principio alchemico. Nelle scienze moderne tutto è oggettivo ed ogni reazione è il risultato di un processo codificato. Nella trasposizione dei contenuti letterari l'autore è "dentro" tanto quanto il lettore ed insieme concorrono ad una diversa creazione. Il risultato finale non è alcun metallo, ma solo una maggiore felicità e qualche domanda. Ti ringrazio per avermi regalato tutto questo.
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#7    16 Novembre 2009 - 23:43
 
"niente è meno razionale di una creazione"
come non darti ragione :)
ha un sapore pirandelliano questa tua pagina e mi ricorda alcune considerazioni di Fellini,  che aspettava che fossero le cose a dire, prendessero da sole forma.
Si', il vuoto e' necessario, scrivere e' anche tutto quello che viene lasciato fuori.
Abele
utente anonimo

#8    17 Novembre 2009 - 01:02
 
"La voglia di creare una nuova comunità di pensieri lo spinge a cercare una ragione. Eppure niente è meno razionale di una creazione, un istinto che si abbatte sui progetti e sconquassa qualunque codice." Chi cerca qualcosa si pone domande e chi si interroga mostra di essere razionale. Ma se andiamo a guardare da cosa nasce la filosofia troviamo un'origine irrazionale nel mito. La mitologia scaturisce dall'immaginazione dell'uomo riguardo all'origine=nascita del cosmo e di tutti gli esseri. Immaginazione, quindi qualcosa di meramente figurato, non conoscitivo e perciò irrazionale. Ma non solo ciò da cui ha origine la filosofia è irrazionale, lo è infatti anche la nascita della filosofia stessa.  Talete, per tradizione considerato il primo filosofo, cade in un pozzo essendo intento ad osservare le stelle mentre cammina. La sua serva, una donna trace, che lo segue ride. Non sto ora a chiedermi se sia più irrazionale Talete o la sua serva perchè andrei fuori discorso ma credo che sia evidente qui l'irrazionalità.
Se però si abbattono i progetti e i codici, vuol dire che c'era qualcosa di pre-esistente. E infatti Pasquale lo dice: "la vicenda è già suddivisa". Ma allora quando ha inizio l'inizio?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ColpaMetafisica

#9    17 Novembre 2009 - 02:35
 
La scrittura è un viaggio, Colpa, Quando comincia un viaggio ?  E qiuando finisce ?

Ebbene il ritorno non dovrebbe mai essere definitivo, così come la partenza.

E’ proprio quel senso di incompiuto che rimane dentro a far nascere il desiderio di viaggiare.
L’uomo deve essere migrante, sempre. Che lo faccia con il corpo o anche solo con la mente non ha importanza, poiché, più ancora dello spostamento, ha rilevanza il desiderio di cambiamento.

Io, come ho avuto modo di scrivere, ho sempre amato le persone instabili e per le quali patria e casa non fossero nello stesso luogo, quelle persone capaci di vivere infinite vite, quelle che tornano a vedere se il luogo che hanno lasciato è sempre uguale pur essendo convinte che non potrà più esserlo.

La stanzialità assume mura altissime appena la desideriamo.

Il desiderio di cambiamento, di uscire da qualunque ordine precostituito, la scelta di lasciare ciò che siamo in un certo istante, trova il suo culmine nella trasgressione, per quanto essa abbia assunto un significato altrettanto mutevole nel tempo e nello spazio.

Trasgredendo cerchiamo l’unico vero confine, quello al nostro essere. Con la scrittura operiamo la più grande delle trasgressioni. Cerchiamo ciò che, come dice Abele, viene lasciato fuori e scrivendolo ce ne appropriamo. Quando inizia una creazione ? Sempre con il desiderio di piacere. Non ha importanza che poi scolpisca o si dpinga. L'artista trova la sua gioia nel riversa tutto ciò che ha dentro, tutto il suo patimento, sulla materia vergine che ha scelto, tela, roccia, legno, carta o altro. La creazione è una profanazione. Per ogni nuova vita deve morire un pò di noi. Ogni volta dobbiamo andare a cercare nuova vita della quale impregnarci. Ogni macchia è un inizio. Ogni tratto l'inizio di un nuovo senso. Tuttavia non dobbiamo compiere l'ultima delle trasgressioni. Non dobbiamo prenderci sul serio. Dio non sarà mai un artista. Dunque nessuno può desiderare di essere Dio mentre crea.
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#10    17 Novembre 2009 - 13:31
 
Pasquale, mi commuovi qui

"Io, come ho avuto modo di scrivere, ho sempre amato le persone instabili e per le quali patria e casa non fossero nello stesso luogo, quelle persone capaci di vivere infinite vite, quelle che tornano a vedere se il luogo che hanno lasciato è sempre uguale pur essendo convinte che non potrà più esserlo.

La stanzialità assume mura altissime appena la desideriamo."

resto in acolto.
n.
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#11    17 Novembre 2009 - 13:36
 
ops... *ascolto, scusa
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#12    17 Novembre 2009 - 14:25
 
Nàt, non commuoverti sono solo un triste furfante che ruba le vite altrui. Il mio viaggio passa attraverso gli occhi degli altri. I miei non mi sono mai bastati. I tuoi, ad es., li presi spesso.
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#13    17 Novembre 2009 - 16:39
 
Ricordo bene Pasquale "migrante e trasgressivo" ... una stupenda riflessione, come dimenticarla??

Mi ha molto colpito invece, in sede di commento, il tuo breve cenno all'idea di creazione come profanazione perchè ho sempre pensato che, in linea di principio, l'opera (d'arte) fosse ciò che rende fruibile la perfezione, altrimenti invisibile, del progetto dell'autore.
Non che l'artista possa essere definito dalla sua opera, è sempre più di essa, tuttavia ho sempre guardato "l'effetto"  come uno spiraglio che ci consente di entrare nella "sancta sanctorum", nella parte più sacra, segreta e misteriosa del suo autore.
L'opera non ne profanerebbe la bellezza proprio perchè la esprime, non ne tradirebbe l'imperfezione proprio perchè umana ... l'artista che non si prende sul serio è colui che ha capito che la sua "creazione" è solo una piccolissima parte nella quale non si risolve, ma in cui appena si riconosce, come un'impronta che parla del proprio passaggio, ma che non spiega a chi la vede altro che  la temporanea direzione del suo camminare.
Dio non sarà mai un artista? E chi può dirlo? Un'antica tradizione racconta che dopo aver impastato il fango per fare "adamo", alla fine si fermò a quella "bozza" che somigliandogli di più gli suscitò il sorriso...

Scusa se ho farneticato troppo, ma sotto un albero ricco di frutti, come tener chiusa la bocca della fantasia?
Sarebbe come impedire ad Eva di prendere una mela ... ;)
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#14    17 Novembre 2009 - 16:59
 
Il Dio al quale pensavo io è il dio della precisione e dell'ordine. Non credo che la creazione avvenga mai nell'ordine bensì nel disordine e nella trasgressione. Com'era la mela ?
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#15    17 Novembre 2009 - 17:06
 

"Bona"  ....tentatore ... ;)

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