Una domenica al seguito di vecchi ricordi e personaggi appena nati, ma già tanto vecchi da non aver avuto diritto ad una esistenza letteraria. Fogli sparsi in cento pile diverse, ognuna con il suo nome niente affatto coincidente con quanto è scritto nei testi che raccoglie.
La voglia di creare una nuova comunità di pensieri lo spinge a cercare una ragione. Eppure niente è meno razionale di una creazione, un istinto che si abbatte sui progetti e sconquassa qualunque codice. E’ il senso di vuoto che echeggia l’urlo di tutti quegli uomini e quelle donne sepolte nell’impossibilità. Deve rispondere a quel richiamo.
Non ha importanza quanto essi potranno ritrovarsi. Deve esumarli. La vicenda è già suddivisa in venti parti, dieci principali e dieci secondarie. Esistono due eventi fuori dalla linea della narrazione. Quattro sono gli episodi paralleli. Le storie che corrono parallele sono almeno tre. Il dialogo scandisce la prima, la narrazione la seconda, l’epistolario l’ultima. I soggetti sono attuali. La trama è antica. Si ripete ancora, ma non è nuova. E’ tutto reale eppure non palpabile. Bisogna credere alle parole anche quando disegnano sfumature indecifrabili.
Lascia che dicano perché raccontarli sarebbe impresa vana. Conosce ogni dettaglio della loro vita, ma ne concederà brevi frammenti a chi legge. Il vuoto è assai più necessario del pieno.
Serve un inizio. La fine verrà. Il corpo centrale ha bisogno di un calendario ridotto.
Pochi giorni e tutti si avvieranno verso le ultime pagine. Assiste alla nascita. Tutto è pronto.
Lui è l’unico a non esserlo giacché deve ancora vivere quello che scriverà. Tutti attendono che lui scriva. Conosce gli odori, i rumori. Inventa gli amori e la fine di ogni azione.
Eppure è la nascita che invoca il suo nome. Sarà un titolo.
Pasquale Esposito