Nino e Federico
Immagino una pacca o una carezza
dopo aver inseguito insieme delle note.
Un’intesa che a Nino
non riuscì nemmeno con Luchino
ma che con Federico accanto
diventava un’alchimia quanto
quella che unisce il cielo al mare,
le dita allo strumento, le foglie al vento.
Settime
Successioni di accordi
di dissonanze, flutti
che s’infrangono contro
come nidi di corde
e sassi nelle tasche.
Un tempo pedalava
l’organo alle funzioni.
Solo quel tempo quiete
dalle tasche bucate
provoca la scintilla,
martelletti di fuoco
di note che improvviso
divampa sulla coda
nera del pianoforte.
Ninna nanna in fondo al mare
Ninna nanna in fondo al mare
il bimbo non sa nuotare
non l’ha visto la marina
la finanza era in cucina
un maiale in mongolfiera
lo saluta e buona sera
hanno chiuso i loro occhietti
nei nidi gli uccelletti
Ninna nanna in fondo al mare
il bimbo prova a pregare
il dio delle sue parti
non raccoglie fiorellini
va in giro per i prati
adesca tutti i bambini
anche gli angeli e la mamma
prega bimbo fai la nanna
Acqua santa che ti bagna
quale santo ti accompagna
bolli bolli pentolino
pappati questo piccino
lo rimescola la notte
e nessuno se ne fotte
la paura fa bubù
e il bimbo non c'è più.
Stormy Weather
Un temporale si abbatte
mentre sono in bicicletta
vuota la mente
sfiora a filo d’erba
vermi che si torcono
nella terra nuda
maciullati dall’insania
di piste fuori strada
belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia
chiederà una storia
nella penombra
della sua stanza
ogni goccia distilla
l’inverno che cade.
Muri a secco
Si condensa
nei confini netti
di una terra
arida di zolle
la notte,
coi solchi chiusi
alle falesie,
dove il mare
fa da ponte
all’universo.
Poeti
Vi vedo in foto libri fuori stampa
uomini con barbe nere occhio brillo
donne scintillio di passioni fresche.
Allora conoscevo appena il nome
tutto sembrava succedere altrove,
mentre voi uno ad uno morivate
giovani come polipi sbattuti
sulle rocce di Badisco, sbranati
dalla vertigine di un altro volo.
Avrei voluto vedervi invecchiare
allegramente preparare il viaggio
a Leuca con cappelli a larghe falde,
vi leggo invece nelle ore tarde
scandaglio di questa striscia di terra.
Il re della pizzica
Furono donne tenere a inventare
le tarante sull’aia intorpidite
e come cardi duri a sanguinare
accordi di tabacco sui telai.
Le vuole tutte sullo stesso palco
un re con la valigia di cartone,
padre di figli ossuti e silenziosi
che singhiozza il suo canto alle ranocchie.
Mare di grano che pieghi la schiena
al giallo luccicante dei sonagli,
anche le ranocchie gli fanno il verso
quando scioglie al sole sudore e pianto.
Mare di tufo dai denti di squalo
dei venti che regolano la pesca,
non burlarti più del re della pizzica
che s’inventa cicala e muore spigola.
Le cose di una vita
Una striscia di case sul mare
un branco di cani
l’inverno dei tossici randagi.
La tenga bene signora è morta
qui mia madre sola di crepacuore.
Fu un rumore in cucina a svegliarla,
i cani che guaivano.
Una delle due consolò l’altra.
Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita.
Abele Longo