sabato, 14 novembre 2009

Abele Longo: piste fuori strada

portrait_of_george_dyer_riding_a_bicycle_1966

 
 
Nino e Federico
 
Immagino una pacca o una carezza
dopo aver inseguito insieme delle note.
Un’intesa che a Nino
non riuscì nemmeno con Luchino
ma che con Federico accanto
diventava un’alchimia quanto
quella che unisce il cielo al mare,
le dita allo strumento, le foglie al vento.
 
 
Settime

Successioni di accordi 
di dissonanze, flutti
che s’infrangono contro
come nidi di corde
e sassi nelle tasche.
Un tempo pedalava
l’organo alle funzioni.
 
Solo quel tempo quiete
dalle tasche bucate
provoca la scintilla,
martelletti di fuoco 
di note che improvviso
divampa sulla coda
nera del pianoforte.
 
 
Ninna nanna in fondo al mare
 
Ninna nanna in fondo al mare
il bimbo non sa nuotare
non l’ha visto la marina
la finanza era in cucina
un maiale in mongolfiera
lo saluta e buona sera
hanno chiuso i loro occhietti
nei nidi gli uccelletti
Ninna nanna in fondo al mare
il bimbo prova a pregare
il dio delle sue parti
non raccoglie fiorellini
va in giro per i prati
adesca tutti i bambini
anche gli angeli e la mamma
prega bimbo fai la nanna
Acqua santa che ti bagna
quale santo ti accompagna
bolli bolli pentolino
pappati questo piccino
lo rimescola la notte
e nessuno se ne fotte
la paura fa bubù
e il bimbo non c'è più.
 
 
Stormy Weather
 
Un temporale si abbatte
mentre sono in bicicletta
vuota la mente
sfiora a filo d’erba
 
vermi che si torcono
nella terra nuda
maciullati dall’insania
di piste fuori strada
 
belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia
chiederà una storia
 
nella penombra
della sua stanza
ogni goccia distilla
l’inverno che cade.
 
 
Muri a secco
 
Si condensa
nei confini netti
di una terra
arida di zolle
la notte,
 
coi solchi chiusi
alle falesie,
dove il mare
fa da ponte
all’universo.
 
 
Poeti
 
Vi vedo in foto libri fuori stampa
uomini con barbe nere occhio brillo
donne scintillio di passioni fresche.
Allora conoscevo appena il nome
tutto sembrava succedere altrove,
mentre voi uno ad uno morivate
giovani come polipi sbattuti
sulle rocce di Badisco, sbranati
dalla vertigine di un altro volo.
Avrei voluto vedervi invecchiare
allegramente preparare il viaggio
a Leuca con cappelli a larghe falde,
vi leggo invece nelle ore tarde
scandaglio di questa striscia di terra.
 
 
Il re della pizzica
 
Furono donne tenere a inventare
le tarante sull’aia intorpidite
e come cardi duri a sanguinare
accordi di tabacco sui telai.
 
Le vuole tutte sullo stesso palco
un re con la valigia di cartone,
padre di figli ossuti e silenziosi
che singhiozza il suo canto alle ranocchie.
 
Mare di grano che pieghi la schiena
al giallo luccicante dei sonagli,
anche le ranocchie gli fanno il verso
quando scioglie al sole sudore e pianto.
 
Mare di tufo dai denti di squalo
dei venti che regolano la pesca,
non burlarti più del re della pizzica
che s’inventa cicala e muore spigola.
 
 
Le cose di una vita
 
Una striscia di case sul mare
un branco di cani
l’inverno dei tossici randagi.
 
La tenga bene signora è morta
qui mia madre sola di crepacuore.
 
Fu un rumore in cucina a svegliarla,
i cani che guaivano.
 
Una delle due consolò l’altra.
 
Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita.
 
 
                                                               Abele Longo
postato da: AFoderaro alle ore 00:14 | link | commenti (12)
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Commenti
#1    14 Novembre 2009 - 00:35
 
Un grazie grande grande, Antonella. Sento tutta la cura e l'affetto che ci hai messo.
Un abbraccio
Abele
(mi ci ritrovo molto nel titolo, stupenda l'immagine!)
utente anonimo

#2    14 Novembre 2009 - 10:39
 
Non riuscirò mai a trovare il percorso che, nella mia coscienza, mi ha condotto a sentire come parte di me "Poeti". Cionondimeno posso usare quella poesia come viatico per le emozioni. Presso gli antichi Romani rappresentava la scorta di indumenti, cibo e denaro necessari per affrontare un viaggio, per me il viatico è l'insieme delle risorse individuali necessarie a percorrere tutti i versi di Abele.
Ne ho assoluto bisogno quando leggo "Ninna nanna in fondo al mare". Quando la morte si fa tanto lieve e quella stessa morte per un bambino assurge a ninna nanna io sento che i poeti sono ancora lì con lui "con i cappelli a falde larghe".
E' l'istinto che me lo fa sentire, la ragione difficilmente soccorre la poesia.

Le sue parole sono tutte lì, come le donne della taranta:
"Le vuole tutte sullo stesso palco
un re con la valigia di cartone,
padre di figli ossuti e silenziosi
che singhiozza il suo canto alle ranocchie."

ed è la poesia a soccorrere invece Abele quando gli consente di cogliere l'attimo:
"belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia
chiederà una storia"

Chi è il poeta se non colui che riesce a vedere diversamente ?
Da dove trae la sua energia ? Abele ce lo dice:
"Solo quel tempo quiete
dalle tasche bucate
provoca la scintilla"

Forse è un atto di presunzione che l'autore non potrà mai perdonarmi, ma "...sbranati dalla vertigine di un altro volo" è una condizione comprensibile solo a chi è preda di quella consunzione.

Il Poeta sa essere roccia tenera, materia nella quale le parole di Kahlil Gibran "Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potete contenere" trovano riscontro.

In Abele il verso del dolore va così a fondo  ("ogni goccia distilla/l’inverno che cade") da portare via tutto ed affidarlo al vento giacchè 
"Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita" .

Tuttavia in quello stesso vuoto trova spazio:
"Un’intesa che a Nino
non riuscì nemmeno con Luchino
ma che con Federico accanto
diventava un’alchimia quanto
quella che unisce il cielo al mare,
le dita allo strumento, le foglie al vento."

Allegramente preparerò un viaggio a Leuca. I cappelli li sceglierà Abele.

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#3    14 Novembre 2009 - 10:46
 
testi che propongono diversi registri, testi dalla struttura elegante e ottimamente vestita (cioè una forma su misura) sulla sostanza emotiva e di visione.
Ripercorrendo anche quelle che già conosco e rimestando quel bolli bolli pentolino (che mi riporta fortemente a casa) a fare il verso proprio dall'autore al lettore, resta l'incontro emozionaledell'andare in tandem o anche il trovarsi pienamente dentro lo scarto improvviso che in questi versi è presente e che tanto mi piace
perché pure se se presenta (ed è giusto che lo faccia, come l'improvvisa traccia di una illuminazione o uno sbattere il naso anche nelle "cose") pure rimane il senso di un tempo, un tempo che pedala "l’organo alle funzioni", un tempo che roda.

ciao

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente eallaigamma

#4    14 Novembre 2009 - 11:49
 
@ Pasquale. Prendo le tue parole come prezioso viatico. Aiuta molto sentirsi condivisi, parte di un disegno che continua. Nel Salento c’era la credenza che una volta morti si finiva nel mare di Leuca, lì dove la terra finiva. Adesso invece si costruiscono nei cimiteri delle orrende cappelle, tipo villette a schiera, e il pensiero di dover finire lì mi fa venir voglia di non crepare. Visto comunque che la vecchiaia mi piace e l’auguro a tutti, faremo senz’altro un giorno una passeggiata sul lungomare di Leuca.   @Margherita. Il nostro leggerci è un crescere insieme, e te ne sono molto grato.   Abele
utente anonimo

#5    15 Novembre 2009 - 00:29
 
La poesia di Abele è riflessione che unisce incanto (dai toni fiabeschi) a disincanto (nei temi a volte tragici). E' parola che va  a scavare fra "le cose di una vita", che racconta tradizioni e territori, "scandaglio di questa striscia di terra", "arida di zolle [...] dove il mare fa da ponte all'universo". Egli canta l'arte: "alchimia" in "successioni di accordi e dissonanze" propria di chi, su "piste fuori strada", pedala l'organo e le stagioni.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ColpaMetafisica

#6    15 Novembre 2009 - 10:37
 
condivido, incanto e disincanto. il re della pizzica è fantastica. poi tutte molto belle e coinvolgenti. ciao a tutti e complimenti ad Adele. antonella
utente anonimo

#7    15 Novembre 2009 - 17:46
 
Molto bella l'immagine! Tra le poesie Muri a secco è grandiosa.
saluti e grazie per aver pubblicato anche il mio intervento nell'esercizio filosofico, sebbene io non lo sia neppure di striscio ...
Vittoria
utente anonimo

#8    15 Novembre 2009 - 18:08
 
Grazie a Donatella, per  l'affetto di sempre, e  ad Antonella e Vittoria per la loro attenzione (a presto leggervi!).
Abele
utente anonimo

#9    15 Novembre 2009 - 22:21
 
ciao abe grande come sempre
rileggere è sempre una nuova sorpresa
un saluto e un augurio ai filosofi
c.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente derblauereiter

#10    16 Novembre 2009 - 00:47
 
Grazie a te Abele, per aver condiviso "le cose di una vita" nella forma più bella, intensa e generosa possibile, la tua poesia...
Anto
utente anonimo

#11    16 Novembre 2009 - 08:56
 
 Ho già avuto modo di dire ad Abele quanto sia incredibilmente bella "Le cose di una vita", ma le altre poesie non sono da meno, perché tutte scavano nello stesso solco tracciato su una terra indurita da piogge e siccità che si alternano e che hanno in comune soltanto il dolore già freddo di una vita che si consuma nel "troppo" e nel "velocemente" in una rincorsa verso la morte in cui il dolore successivo arriva già a coprire il precedente, a formare la crosta di infertilità della terra, che sotto nasconde il fragile che consuma.
E il fragile appare in incubi ("Ninna nanna in fondo al mare", "Il re della pizzica", "Poeti", flash cinematografici ("Settime", "Muri a secco","Nino e Federico"), brevi squarci della crosta da cui il dolore trasuda vivo e privo di ogni filtro ("Stormy weather", "Le cose di una vita").
Una poesia, quella di Abele, in cui il lessico e la sintassi semplici, sono la struttura nuda del dolore, sono le radici e non la chioma, sono la sete perenne nel ricordo della violenza dell'acqua.
Grazie ad Antonella per la scelta e grazie ad Abele per tutto quello è, che fa e che scrive.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente patriciap

#12    16 Novembre 2009 - 23:21
 
@Carmine, un caro saluto anche a te, apprezzo molto il tuo essermi vicino.

@Antonella, grazie a te, per la generosità e la passione che ci metti nelle tue cose.

@ Patricia, "la sete perenne nel ricordo della violenza dell'acqua" , una lettura molto bella, un dono che portero'  con me.

Di nuovo grazie a tutti, vado a leggermi il post di Pasquale, statemi bene e  a presto
Abele


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