sabato, 20 giugno 2009

INTERMEZZO LUDICO - LA GNOSI DEL NANO-GIGANTE

 

 (ovvero: lo gnomone gnomico)

Personaggi in disordine di sparizione:

 

-Simpliciter
- Complicatibus



(Si apre il sipario: si vedono sul palcoscenico file di sedie vuote davanti a un sipario chiuso; solo due di esse sono occupate. Lo spettacolo cui ipotizzano d'assistere è
"La burla del tempo" di cui l'uno dei due è anche autore, ma prima che cominci, sempre che non sia di già finito, - il che è dire lo stesso, - le loro voci si intrecciano in un fitto dialogo.
)

 

 

 

Simpliciter (come tra sé e sé): - Finalmente una persona che assista al mio spettacolo!
Complicatibus (come tra l'altro e l'uno): - Inizialmente Lei vorrà dire, ché alla fine nessuno mai può arrivare.

Simpliciter: - Era solo un'interiezione, come dire "oh!"

Complicatibus: - Questi suoni d'affetto fanno effetto solamente su le persone dappoco o dannulla, La pregherei, ateamente si intende, d'evitarle, essendo io dattanto e la mia persona dattutto.

Simpliciter: - Non intendevo irritarla, mi scusi.

Complicatibus: - Le ho or ora detto che l'affetto ed il sentimento non mi si confanno, e dunque nemmanco il difetto loro che l'odio e il disamore contiene.

Simpliciter: - Come usa bene i sinonimi e i contrari.

Complicatibus: - E' l'uso del disuso un abuso forse? o non piuttosto lo è il disuso dell'uso?
Simpliciter: - Certo dev'essere come Lei ben dice a uso e consumo di...
Complicatibus: - Nulla si consuma mai, tutto si consuma sempre. 

Simpliciter: - In che senso, scusi?

Complicatibus: - Nel senso del consenso in cui Lei muove la sua figura non figura certo il dubbio della certezza; come in un impero dei sensi qualsiasi, l'assenso Lei cerca. Figurarsi in vece, il senso del dissenso, o quello del non senso, La moverebbe forse alla certezza del dubbio.

Simpliciter: - Per esempio?

Complicatibus: - Preferisce la figura, il movimento, o quant'altro?

Simpliciter: - Potendo scegliere, il tempo; Lei potrebbe usare il tempo.

Complicatibus: - "Usare il tempo?" si può forse usare il tempo?

 

 

 

(pausa)

 

 

 

 

fungo e gnomo

 

  

 

(fine dalla pausa prima)

 

 

(Nel mentre si sta per aprire il sipario interno, per dare inizio alla rappresentazione della "Burla del tempo", le luci sul palco scemano d'intenso lasciando gradatamente al buio i due personaggi-spettatori; al contempo, si richiude il sipario esterno. Si ode in sottofondo un rumore di forge. Si riapre il sipario esterno nel mentre l'interno si  richiude, i due dischiudendo le voci loro.)

 

 

Simpliciter (provando a dire): - Usare sì il tempo, ma senza consumarlo.

Complicatibus: - Appunto! o affatto? L'altercazione parrebbe frivola, - qualcuno è ora mai gran tempo ha di già detto, - come di una stravagante bizzarria: un dialogo tra
un fool ed un folle folletto, tra un buffo buffone ed uno gnomo-gigante, in cui si strologhi su di uno gnomone gnomico, per esempio, niente di più, niente di meno, ma
tant'è!
Simpliciter: - Tanto quanto la misura sia misurabile, e mirabile.

Complicatibus: - Mirabiliante davvero come i di Lei enunciati  progrediscano all'indietro, nel passato, e regrediscano in avanti, nel futuro, obliando o celando il presente; le Sue parole aprono le porte del tempo come una figura
figurata.
Simpliciter: - Procediamo pure, allora.

Complicatibus: - Incessante il passo, uno dietro l'altro avanti, o avanti l'uno dietro l'altro, e così via incediamo; o  al più succediamo, o al meno recediamo: al nulla in vece noi tutti decediamo.

Simpliciter: - Andiamo con ordine.

Complicatibus: - Veniamo con disordine, caso mai volle: cosa mai volle? e chi, chi mai volle?

Simpliciter: - Volere, desiderare son cose da umani, fors'anche da animali, ma non mai materiali.

Complicatibus: - Naturale conclusione in natura, innaturale, in vece, nella natura-morta come che sia: si sa, di fatti, che pur la materia ha in sé il distinguo tra
quel che è stata e questo che è, per tanto che ogni singola parti-
cella di sé partecipa della direzione del tempo, sempre  che, però, sia presa dal saper d'essere appunto singola.

Simpliciter: - Singolare davvero, in teoria, ma in pratica?

Complicatibus: - Singolar cosa dividenda in multiplo caos plurale, tale è la mente che pratica, qual si sia lo sviluppo della forma sua, e l'inviluppo altrettanto.
Simpliciter: - Poniamo che abbia forma di sfera. Lo sviluppo, se ho ben capito, è che la superficie estrae quel che ha in sé? e l'inviluppo invece l'intrae?

Complicatibus: - Può darsi per vero pur il contrario: che in fuga da sé, il margine, il bordo s'intrae, estraendo vice versa l'in sé. Come un insedio, come avere in sé dio. Al di là dell'ordine della materia, si ha sempre un disordine, sì come al di qua.


(Il sipario esterno si chiude nuovamente nel mentre si riapre quello interno. Si odono rumori come di forge.)

 

 

 

(pausa seconda)

 

 

bookgnome 

(fine pausa seconda)

(Il sipario interno si chiude nuovamente nel mentre si riapre quello esterno.)


Simpliciter: - Forse siamo andati oltre, al di là e al di qua, torniamo dunque al dunque della figura supposta come di una sfera.

Complicatibus: - La forma geometrica della sfera ha architettura semplice, la simmetria dinamica della quale inalterata permane venendo da andando a, ma poi oltre? La torta, ritorta, contorta struttura dell'oltre, altèra s'àltera in tortura. Stretti e costretti al palo del proprio inferno, permane solo l'urgenza della preghiera.
Simpliciter: - Mi meraviglia d'un ateo professo, quale Lei si diceva, tale creder confesso.
Complicatibus: - Non La deve meravigliare oltre modo; appunto ché esiste sempre un modo oltre: l'ultima preghiera, o avere in sé dio, è un modo oltre per inesistere nella
esistenza, o d'esistere nella inesistenza.

Simpliciter: - Desisto oltre modo.

Complicatibus: - Non faccia così.

Simpliciter: - Cercare di conoscere il conosciuto, di sapere il saputo, d'intendere l'inteso, non è forse questo, chiedo, il cammino da fare?

Complicatibus: - Lo è solo e soltanto nella materia ordinaria del tempo, nella sfera sua, nella simmetria dinamica del tempo inalterato, ma non appena si entra nel disordine, nell'a-simmetria, se pur statica, ecco che una pur minima parte,
la particella esotica?, la particella estatica?,  viola codeste leggi. E' sufficiente
un istante, affine e eletto che sia, assoluto, che ci si àlteri: che dunque si legga ciò che non è mai stato scritto, che si scriva ciò che non è mai stato letto.

 

(pausa contemplativa)

 

(fine pausa contemplativa)


(Silenzio.

Simpliciter si muove verso il sipario interno, e, una volta arrivatovi, lo stringe e costringe a sé; e tenta di aprirlo.

Complicatibus in vece verso il sipario esterno, e, una volta arrivatovi, lo stringe e costringe a sé; e tenta di chiuderlo e richiuderlo.

Se d'un poco Simpliciter apre il sipario interno, il sipario esterno chiude
Complicatibus di un poco.

Se di un tanto l'uno lo apre, lo richiude l'altro d'altrettanto.

Finché.)


Simpliciter: - Se non si può leggere né scrivere, si può forse  dire.

Complicatibus: - Può dirsi il può darsi? Può dirsi il si, il no, ma il forse, il può darsi, si può mai dire? Può dirsi il positivo, il negativo, ma il nulla, lo zero, si può mai dire?
Che si dica dunque, una volta per tutte, il non detto! Che si sappia l'insaputo! che si conosca lo sconosciuto! che si intenda il malinteso!

Simpliciter: - Proviamo a dirlo comunque.

Complicatibus: - Il senso del tempo dev'essere o fuori dal tempo, o tutto dentro di esso, e comunque oltre se stesso. Sulla sua superficie tutto è come è, e tutto avviene com'avviene; fuori dal tempo, dentro di esso, o oltre se stesso, nulla è come è, e nulla avviene come nulla. Così è come è ciò che è in bilico in bilico sull'orlo del tempo; così non è come è ciò che è fuori dal tempo, dentro di esso, oltre se stesso.
La caduta dall'orlo del tempo non può che invocare l'urlo;  o è dall'urlo provocata la caduta dall'orlo? Muta la voce, viene meno, s'altera. Muta l'urlo, viene meno: muta diventa, ma ciò non ostante la sua necessità propria permane. L'urlo muto annulla l'alterazione sua, e il suo venir meno.

Simpliciter: - Accidenti! Mi sento venir meno!

 

(pausa accidentale)

 

(fine pausa accidentale)

Complicatibus: - Dissento dal suo sentirsi venir meno; si senta andare più tosto.
Simpliciter: - Ma dapprima non si era detto di venire, se pur nel disordine, e caso mai volle?
Complicatibus: - Affatto! o appunto? Appunto appena punto dall'affatto non ché dall'affetto, affretto, compunto, il còmpito compìto e incompiuto del nulla. Cado e decado, cedo e decedo.

Simpliciter: - Non ora, non mai, non ora mai! Non prima di...

 

 

 

(Il sipario interno resta chiuso. Il sipario esterno resta aperto. Purtuttavia s'ode un silenzio assordante come di forge.)

 

 

(pausa incidentale)

 

(fine pausa incidentale)

 

 

Simpliciter: - La prego, receda dal decidersi di decedere.

Complicatibus: - Non può darsi che avvenga ora pure quel che è poi da avvenire così come non è; non può darsi che non avvenga ora ugualmente quel che è poi da avvenire così come è: non può proprio darsi, o può darsi che possa soltanto dirsi.
Tutto ciò naturalmente sulla superficie del tempo, ai limiti della logica di superficie. Qualora o non appena si sia, in vece, fuori dal tempo, dentro di esso, oltre se
stesso, nulla più di tutto questo, nulla meno di tutto quello. Se può dirsi che v'è una necessità, può dirsi altrimenti che non ve ne è nessuna, né logica, né illogica.
Non può darsi che ora tutto sia come è, che tutto ora avvenga come avviene; non può darsi che tutto ora sia come era prima, che tutto ora avvenga come avvenuto un tempo; non può darsi che sia adesso tutto come sarà poi, che tutto
avvenga adesso come sarà in un po’ di tempo. Un tempo, un po’ di tempo: può soltanto dirsi se può o non può darsi, ma ve ne è una necessità? V'è una necessità a che succeda dopo questo che è preceduto prima? o non piuttosto ve ne è nessuna a che succeda prima questo che è preceduto dopo? Non può darsi che ora nulla sia come non è, che nulla ora avvenga come non avviene; non può darsi che nulla ora sia come non era prima, che nulla ora avvenga come non avvenuto un
tempo; non può darsi che sia adesso nulla come non sarà poi, che nulla avvenga adesso come non avverrà tra un po’ di tempo. Un tempo, tra un po’ di tempo: può soltanto dirsi se può o non può darsi, ma ve ne è necessità? Ve ne è una necessità a che succeda dopo quello che è preceduto prima? o non piuttosto ve ne è nessuna a che succeda prima quello che è preceduto dopo?

Simpliciter: - Ve ne sia o no la necessità, che per me è data ora quanto prima, e detta altrettanto, me ne dia la possibilità, o al meno me ne dica soltanto una ipotesi.


(pausa ipotetica)


(pausa hyperipotetica)

 

 

(Pare che i pari sipari impari siano ad aprirsi e chiudersi, se non in una disarmonia prestabilita da chi che sia.

S'apra dunque il sipario che si chiude; si chiuda il sipario che si apre.

Pare.)


Complicatibus: - Consideriamo per ora soltanto il presente.

Simpliciter: - D'accordo.

Complicatibus: - Io in vece discordo: di già il presente ha possibilità di essere certo o incerto, e impossibilità altrettali; o vero, ha la certezza di essere possibile o impossibile, e incertezze altrettali.

Simpliciter: - Nel senso che può esistere o non esistere? può essere
o non essere? può darsi o non può darsi? può dirsi o non può dirsi?

Complicatibus: - E come nesso sconnesso dal consenso del senso: il circa,
il quasi, l'appena prima, l'appena dopo, la pena infinita.

Simpliciter: - E' come stringersi al palo del proprio inferno, o esservi costretti?


(fine pausa ipotetica)


Complicatibus: -  Dando il presente per certo lo diciamo così se è tale, ma non appena la infinita pena ci stringe ecco che si è costretti in duplice guisa all'incertezza complice: come modo futuro del proprio passato e come modo passato del proprio futuro. Dandolo in vece per incerto già dirlo così più non si può, se tale non è
ma cotale, e dunque, non appena la infinita pena ci stringe, si è oltre modo costretti a una certezza sì, ma - come dirla? - inesistente, e pure in duplice guisa affatto complice: come modo futuro, anteriore al proprio passato, e come modo passato, posteriore al proprio futuro.

Simpliciter: - Riduciamo all'osso il dire: prima, ora, poi.

Complicatibus: - Operiamo allora numeri innumeri o leggere lettere.

Simpliciter: - Proviamo.

Complicatibus: - La prova sia però insieme una verifica del falso e una
falsifica del vero. Dunque, allor che all'ora s'aggiunga prima levando poi, o poi in vece s'aggiunga prima levando; o ancor che prima o poi aggiungendo e levando, s'aggiunga poi che si leva prima, si levi poi che s'aggiunge prima.

Simpliciter: - Sembra così di poter calcolare il tempo.

Complicatibus: - Soltanto l'esatta inesattezza sua o l'inesatta esattezza: solo la perfetta imperfezione, e più che perfetta o men che perfetta imperfettibile; solo l'imperfetta perfezione, e più o meno che imperfetta inimperfettibile.

Simpliciter: - E dunque?

Complicatibus: - E dunque, si ha che ora e prima posson esser veri, certi,
possibili entrambi, o entrambi impossibili, incerti, falsi; ovvero ora vero e prima falso, ora certo e prima incerto, ora possibile e prima impossibile, e vice versa prima vero e ora falso, prima certo e ora incerto, prima possibile e ora impossibile.
Simpliciter: - Faccia prima possibile. Non perda il tempo calcolato.

Complicatibus: - Naturalmente anzi che non tempo perdendo ritroviamo sì
come tempo ritrovando perdiamo, anzi che non prendendo ora e prima si prendano prima o poi, e ora o poi, è lo stesso darsi senza dire, è lo stesso dirsi senza dare.
Simpliciter: - Per cui?

Complicatibus: - Indi per cui prendendoli insieme, i tre tempi nello stesso tempo, senza dire o darsi quale, senza dire o darsi come, ecco che il calcolo allora diviene enne volte tanto insensato. Prima, ora, poi, coincidenti nel vero, certo, possibile sono, ovverossia nell'impossibile, incerto, falso,  coincidenti poi, ora, prima sono. Per tacere del prima o poi senza veder l'ora, e così via, enne volte tanto insensato
prendendo due a due l'uno perdendo.

 

 

(fine pausa hyperipotetica)


Simpliciter: - Ma l'uno senza il due che cos'è?

Complicatibus: - Che cos'è il passato senza presente né futuro? Il presente senza passato né futuro? il futuro senza presente né passato? Lei non vede l'ora né della assenza né della presenza? Di cosa non vede l'ora? Senza parole parlavamo
allora? o parlando tacevamo? Dicevamo senza dire? o il non detto, il mai detto, l'ora mai detto, il prima più o meno mai detto dicevamo? Lei non sente l'ora? Lei non tocca il rintocco dell'ora?

Simpliciter: - A dire il vero...

Complicatibus: - A dire il falso si prova il vero, e vice versa: che che se ne dica, che che non se ne dica.

Simpliciter: - Si diano le lettere allora, e i numeri in fine.

Complicatibus: - Lèggere lettere leggère, che volano via dal tempo, come fole di lingue morte o ancora da scrivere, geroglifici minuti e per ciò ambigui, miniate miniature, nature venate e dal pregio e dal dispregio.

Simpliciter: - Oh!

Complicatibus: - Rotoliamo il dado di fatto, mostriamo il volto capovolto: l'uno negativo da sé allo zero finito, l'altro o l'uno ancora positivo dallo zero a sé finito. Finito. Infin finito. Sfinito. Fin tanto che. Fin nulla che. Fin che. Ché. Che. Lettera muta. Lettera muta e. E.

 

 

(pausa finale)


(Si vedono Simpliciter e Complicatibus girare le spalle.

I pari sipari impari.

Lo spettacolo "la burla del tempo" può aver inizio.

Lo spettacolo "la burla del tempo" è finito.

Luci in sala.) 

 

 

(pausa illuminata, o illuminanda)

 

 

(Da dietro le quinte, oltre il sipario, si senton chicche e chiacchiere dei due personaggi.)

 


Simpliciter: - Ci siamo dimenticati di.

 

 

(pausa antecedente all'inizio)

 

 

 

Complicatibus: - Ci siamo dimenticati di.

 

 

(pausa susseguente alla fine)


(Si sente ridere. Si ode una risata come di forge.)

(pausa oscurata, o oscuranda)

 

 

(Si sente ridere.)

 

 

(fine di tutte le pause)

 

***

 

Giovanni Campi - Teqnofobico

 

Commenti
#1    21 Giugno 2009 - 01:36
 
Molto "complicatibus" ma interessante. Ci vedo alcune analogie col capitolo dal titolo "Della visione e dell'enigma" di Così' parlò Zarathustra" di Nietszche: lo gnomo, che nello Zarathustra è un nano; il discorso sul tempo; la risposta semplicistica del nano; il discorso 'spaventoso' di Zarathustra; il rumore 'spettrale' che interrompe la scena e il discorso, che nel 'mio' è l'ululare, l'urlare di un cane; un enigma da 'contemplare'; il riso finale...
Ma è molto probabile che non c'entri nulla...
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#2    21 Giugno 2009 - 02:02
 
Scusate! Ho confuso l'immagine, che sembra raffigurare più uno gnomo delle fiabe che un nano, colla gnosi del titolo... A certi orari non si dovrebbe '(filo)-sofare' per non perdere il filo d'aria(nna) che fa respirare i concetti...
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#3    21 Giugno 2009 - 02:15
 
il tuo filo-sofare ci dà respiro....
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#4    21 Giugno 2009 - 02:59
 
Medianus:
fine?
fine silenzio
fine silenzio un corno anche adesso che ho fermato la musica dei vitamin sento arrivare un silenzio assordante da chissà dove, saranno forse le sfere su nel cielo? Il continuo e vano macerare delle stelle? Vanno oliate le sfere e rigirate le stelle?
Buona notte Complicatibus se mai ti dovesse riuscire di addormentarti ché le tue rotelle girano sempre e buona notte anche a te Simpliciter se mai ti dovesse riuscire di addormentarti con i vitamin.
By the way, grazie Teq!


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#5    21 Giugno 2009 - 09:30
 
trovo che sia la re-legione dello scri-gno(mone) fatale.Le fate m-organi-che suonano le cellule cere-br-ali, che fanno e dis-fanno i pen-sieri in cui tu una volta eri una volata e l'altra una folata.
C'è un senso nel non comune senso del pro-cedere l'annuncio, un cretto o un cretino in cui scrivere la storia sognata,ago-g-nata in noi terrestri pronuncianti teo-rie di non essere dimostrate.
E, fino alla fine, un atto, dis.fatto, mis(s)-fatto che posa e scorre nella passerella delle voci:mute da caccia, alla ricerca della volpe,rosso che si aanida o si anno-da, in un tempo che finisce in ciascuno ma senza fine,senza un(?) fine migra nell'unico corpo di UN articolo in-de-ter-minabile.
Sator arepo tenet opera rotas?
grazie ...ma luc(c)i, ca'-val-lucci e amo...da pesca dove li trovi?ferni
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#6    21 Giugno 2009 - 18:50
 
tutto si consuma, sempre, nell'incessante passo dei giorni e noi crediamo...in noi stessi elevati a divinità (spesso sterili)...tutto si consuma, in recessi di pensiero scomposto, con posto di privilegio nella rappresentazione...non per tutti, taluni recitano il ruolo di comparsa nel film della propria esistenza...
tutto si consuma: il reato è consumato se portato a conclusione; la conclusione della vita è reato consumato (o consunto?) perchè ci tradisce nelle attese...
e si consuma il tempo, in giri ipnotici, dell'attesa, tesa alla conclusione....
ci consuma, la follia figlia di questa civiltà del consumo...
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#7    22 Giugno 2009 - 11:19
 
per un corretto uso filillogico, che abbia in sé il crisma e il carisma dell'esatto errore, rimando alle pagine del forum del compagnosegreto.it , scompaginate da quel che mi si volle scrivere a margine della discussione vertente sul 'tempo', e da essa devertente la mia scrittura essendo di fatto o d'interpretaporterzione d'ascrivere nella categoria dei 'marginalia', così che si possa ammirare e mirare ogni ma avversativo dritto dritto alle tempie di colpo e di colpe inferirne quel che degenerai ricreando

certo il nano nicciano avrà potuto anche lavorarmi l'interiora, ogni parola è tutte le parole, ma l'impossibilità di misurare il tempo m'è discesa dal 'dialogo di un folletto e di uno gnomo', salvo poi fantasmatizzare l'hg e la dissipatio sua in quei due men che personaggi che per la prima volta han fatto capolino sulla scena del nulla, essendo tra l'altro giunti al capolinea d'ogni linearità

è da dire altresì che lo stesso giacomo, il 'pessimista', in esso dialoghetto riportava, caso di postantiquità mirabile, la "chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi" con le parole del 'folletto': "voi gli aspettate invan, son tutti morti", e questa 'arcisopratragichissimatragedia', è il sottotitolo dato dall'autore zaccaria vallaresso, non era che una hilarotragica burla

vi riporto la chiusa per intiero:
"rimasta la scena vuota, quando l'Udienza faccia molto rumore, chiamando fuori gli attori, e hattendo, esca il suggeritore con la Carta in mano, e col Cerino; poi dica i seguenti versi: uditori, m'accorgo, che aspettate, che nuova della pugna alcun vi porti, ma l'aspettate invan: son tutti morti.
Fine della tragedia."

teqno
utente anonimo

#8    01 Luglio 2009 - 15:38
 
Bellissimo Teq! B E L L I S S I M O
Sembra di assistere ad una scena dietro/dentro il sipario del tempo.
Aperto o chiuso? aperto e chiuso?
appena dischiuso? che importa? tanto/poc ... è la burla del tempo ....


Complicatibus: - Il senso del tempo dev'essere o fuori dal tempo, o tutto dentro di esso, e comunque oltre se stesso. Sulla sua superficie tutto è come è, e tutto avviene com'avviene; fuori dal tempo, dentro di esso, o oltre se stesso, nulla è come è, e nulla avviene come nulla. Così è come è ciò che è in bilico in bilico sull'orlo del tempo; così non è come è ciò che è fuori dal tempo, dentro di esso, oltre se stesso.
La caduta dall'orlo del tempo non può che invocare l'urlo; o è dall'urlo provocata la caduta dall'orlo? Muta la voce, viene meno, s'altera. Muta l'urlo, viene meno: muta diventa, ma ciò non ostante la sua necessità propria permane. L'urlo muto annulla l'alterazione sua, e il suo venir meno.

Simpliciter: - Accidenti! Mi sento venir meno!

E vengo meno .....

Grazie TEQ
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